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LE EDIZIONI DELLA FONDAZIONE

Ciascun titolo delle proprie collane è stato presentato dalla Fondazione in occasione di altrettante “Giornate Allegriane” imperniate sulla “lettura pubblica” del tema correlativo.

 

1998

 


1998Monografia CORREGGIO, del prof. David Ekserdjian, docente universitario e già direttore della rivita Apollo. L’edizione inglese è uscita a Londra presso la Yale University Press e la Fondazione ha patrocinato, tradotto e sostenuto economicamente l’edizione italiana, aprendo così la propria collana di studi allegriani, nota come “Quaderni della Fondazione Il Correggio” (Silvana Editrice).
David Ekserdjian, Correggio, Silvana Editoriale, Milano 1997 – pp. n. 333

Lo studioso, in questa ampia monografia edita da Silvana Editoriale nel 1997, secondo i metodi propri della scuola anglosassone, si inoltra all’interno dell’opera del Correggio con la neutralità dello scienziato. Rileggendo documenti, riesaminando la cronologia, vagliando le attribuzioni e inserendo ogni possibile apporto, ogni minima precisazione di un’Artista già consacrato nella storia dell’arte, risolve le questioni ancora aperte o controverse. Ekserdjian cerca di sciogliere i nodi fondamentali, i buchi neri, come gli anni della formazione, la produzione giovanile, la cronologia delle opere per la chiesa di S. Giovanni, il viaggio a Roma non documentato e i conseguenti contatti con l’ambiente tosco-romano, l’individuazione precisa delle committenze in funzione di una possibile ricostruzione dell’ambiente culturale definibile attraverso le frequentazioni più assidue, e in ultimo il passaggio dal divino cristiano al mitologico.

 

1999

 


1999La collana si è arricchita dell’ importante saggio “Arte e assimilatio nelle opere religiose del Correggio”, appositamente commissionato all’autore, prof. Andrea Muzzi, con prolusione di Sylvie Béguin.
Andrea Muzzi, “Arte e assimilati nelle opere religiose del Correggio”.
Silvana Editoriale,
Milano 199 – pp. n. 191
In questo saggio, il primo quaderno edito dalla Fondazione Il Correggio, Andrea Muzzi approfondisce la difficile tematica della capacità di un artista figurativo rinascimentale di rapportarsi al mondo religioso ed in particolare alle realtà teologiche attraverso la concretezza delle forme umane: corpi, gesti ed elementi della natura. In particolare per quanto riguarda il Correggio, con il suo apporto scientifico, Muzzi fornisce una chiave di lettura sull’opera che definisce la prima prova dell’Allegri sull’”assimilatio” o identificazione tra verità teologica e visione pittorica, il dipinto eseguito per la chiesa di S. Francesco “Riposo nella fuga in Egitto”, ora alla Galleria degli Uffizi di Firenze. Prendendo spunto dagli elementi vegetali del “Riposo”, lo studioso va in seguito ad indagare nello specifico il filone del soggetto iconografico del miracolo della palma e dei datteri, testimoniato nel pittore da una serie di opere a tema religioso ben conosciute, come la Zingarella, conservata a Capodimonte, la Madonna del latte di Budapest e la Madonna della Scodella.

 

2000

 


La Fondazione ha curato la traduzione e l’edizione italiana dello studio del prof. Marcin Fabianski – già edito in lingua inglese a Cracovia col titolo originale “Correggio’s erotic Poesie” – su “Le mitologie d’amore del Correggio”, con nuovo ampio corredo iconografico.
2000Marcin Fabianski, Correggio, le mitologie d’amore
Silvana Editoriale, Milano 1998 
pp. n. 191
Il secondo Quaderno della Fondazione Il Correggio è un saggio del prof. Marcin Fabianski, docente di Storia dell’Arte all’Università di Cracovia e noto saggista sull’arte del Correggio, sui dipinti a tema erotico – mitologico che il Correggio realizzò presso la corte mantovana negli ultimi anni della sua vita. Il testo, che approfondisce e arricchisce uno studio in lingua inglese già pubblicato dal professore nel 1998 presso il suo Ateneo, dal titolo “Correggio’s Erotic Poesie”, analizza approfonditamente le sei opere – Educazione d’Amore, Venere, Cupido e un Satiro, Ganimede e l’Aquila, Giove e Io, Danae, Leda e il Cigno – che per virtù e bellezza divennero il paradigma delle poesie dipinte e dello spirito profano della nuova pittura post- raffaellesca del tempo. Partendo dalle origini del genere, lo studioso ricostruisce le fonti – sia artistiche che letterarie – e l’elaborazione di ciascuna opera, riallacciandosi in particolar modo alla letteratura erotica latina, alla scultura classica antica e ai pittori coevi, arricchendo la trattazione con un interessante capitolo sulle donne del Correggio e la loro fortuna.

 

2001

 


2001È stato presentato il saggio “Correggio disegnatore” di Mario Di Giampaolo che costituisce il terzo Quaderno della Fondazione Il Correggio. Il saggio contiene i nuovi disegni, identificati e recensiti dall’Autore. Relatore d’eccezione è stato il prof. Nicholas Turner.
Con la consueta stringatezza e severità d’indagine Mario di Giampaolo pubblica qui alcuni disegni del Correggio rivalutati sul piano critico e altri identificati recentemente; fra questi il bellissimo foglio bifacciale, ora di proprietà della Fondazione il Correggio, con la visione finale della base della vela est degli affreschi per la cupola del Duomo di Parma, e con le straordinarie prove sugli ordini architettonici. Un quaderno estremamente prezioso dopo il grande volume sui Disegni del Correggio,  di Di Giampaolo e Muzzi, pubblicato da Allemandi nel 1988.

 

 

 

2002

 


2002È stata presentata la pubblicazione sugli affreschi parmensi del Correggio, dal titolo “Correggio L’Eroe della Cupola”. Si tratta di un approfondito studio realizzato dalla Prof.ssa Geraldine D. Wind sul procedimento tecnico verosimilmente utilizzato dal Correggio per le sue composizioni all’interno delle cupole di San Giovanni e del Duomo di Parma.
La straordinaria palingenesi della visione pittorica che il Correggio propose nelle cupole di San Giovanni Evangelista e del Duomo di Parma ha posto da sempre l’interrogativo sul come l’artista abbia potuto dominare a grande distanza, su superfici concave e circolari, a curvature diverse, lo spazio fisico entro cui si muove liberamente una impressionante multitudine di figure viste dal basso, ed esente da qualsiasi punto di fuga: tale da trapassare nell’empireo stesso. La serie stupefacente di corpi, tutti in incredibile scorcio, ma di resa perfetta, doveva aver avuto un sostegno, per così dire, scientifico. L’Autrice propone pertanto, con una serie di dimostrazioni, la conoscenza e l’uso dell’astrolabio da parte del Correggio. Oltre a questo originale contributo l’Autrice espone con un bellissimo crescendo un appassionato cantico “sull’aria e sulle nubi” dove vivono i protagonisti gloriosi delle cupole del Correggio. Il testo della Dunphy Wind difatti, dopo aver preso in considerazione il concetto di cupola quale metafora del cielo, derivato dall’antichità e dalla patristica, rivela il metodo di misurazione scientifica scelto dal Correggio, l’astrolabio, di cui aveva appreso l’uso sapiente presso i monaci benedettini – strumento utilizzato fin dall’antichità dagli studiosi del cielo e dai naviganti – come guida per l’ardito impianto di prospettiva aerea della cupola di S. Giovanni Evangelista e del Duomo, che non manca di analizzare in ogni dettaglio  figurativo e stilistico.

 

2003

 


2003_aLa Fondazione pubblica due Quaderni fondamentali: “Sette saggi sul Correggio” di Eugenio Riccòmini, e “Una Pietà del Correggio a Correggio” di David Alan Brown. Eugenio Riccòmini è l’altissimo consulente scientifico, e grande amico, della Fondazione, sin dall’inizio della vita della stessa. E’ apparsa dunque gratificante la pubblicazione in un unico grande Quaderno di sette saggi sul Correggio che lo studioso aveva pubblicato in sedi sparse durante la sua carriera critica. Questo accorpamento, molto gradito dall’Autore, ha consentito una elevazione di comprensione dell’opera del Correggio come prima non s’era dato. Infatti come quinto Quaderno (Silvana Editoriale, Milano 2003 – pp. n. 207) la Fondazione Il Correggio ha pubblicato la raccolta di sette saggi di Eugenio Riccòmini, fondamentali di un arco di pensiero che costituisce un punto di riferimento solido riguardo agli studi sull’Allegri. Nel primo saggio, dal titolo I nipotini del Correggio, postumi barocchi della cupola dell’Assunta di Parma, lo studioso evidenzia come la cupola del Duomo di Parma abbia in un certo qual modo, con la sua visione caleidoscopica, anticipato la lingua artistica barocca come risulta dalle opere dei successori e da alcune fonti di letteratura neoclassica. Nel secondo saggio, Il Correggio e il suo lascito: storia di una identità perduta e ritrovata, traccia la figura del “pittore–meteora”, dalla formazione classica ai legami con la committenza ed il suo tempo, mentre nel terzo, “Gli affreschi parmensi del Correggio e del Parmigianino: vicende del gusto tra bellezza ed eleganza” mette a confronto i caratteri stilistici dei due pittori in ambito parmense. Il discorso sulla scuola della città di Parma prosegue nel “Dopo Correggio:appunti sulla pittura a Parma dal Correggio ad Annibale Carracci” estendendosi in “La pittura del Cinquecento nelle province occidentali dell’Emilia” . Il sesto saggio, “Un miracol d’arte senza esempio” approfondisce il rapporto con Roma e nel “Col fine di dilettar la vista. Annotazioni per una lettura del Correggio” analizza la figura del pittore attraverso la critica.
2003_bDal canto suo il Quaderno di David Alan Brown ( Silvana Editoriale, Milano 2003
 pp. n. 79) è uno studio esauriente sulla tavola della “Pietà” ex Heinemann, già presente della “Celeste Galeria” dei Gonzaga e nella collezione del Cardinal Ruffo a Ferrara, poi passata attraverso mani insigni in Europa e negli Stati Uniti, ed ora di proprietà della Fondazione. Lo studioso statunitense, curatore dei dipinti italiani del Rinascimento presso la National Gallery di Washington, aveva indirizzato la Fondazione il Correggio all’acquisto della tavola, appena restaurata sotto la sua direzione. Così è avvenuto, e la pubblicazione del Quaderno, come sempre in due lingue, ha consacrato questa ritrovata autografia allegriana, confermata da Riccòmini e altri insigni specialisti. Il testo ripercorre nella prima parte in modo esemplare e con ogni dovizia d’informazione la vicenda storica del dipinto, sicuramente eseguito in età giovanile e per una fruizione privata, e quella parallela delle numerose copie – almeno otto – da esso derivate, arricchita da un possibile e credibile itinerario dell’opera originale. Nella seconda parte, l’autore affronta il problema dell’iconografia, presa dai Vesperbilder tedeschi scolpiti in legno, la cui conoscenza in Italia era assai diffusa, e si addentra in maniera cruciale nell’autografia, tenendo conto anche delle piccole lacune e delle zone d’abrasione che il dipinto presenta.

 

2004

2004_aViene presentato il libro di Michele Frazzi, “La camera alchemica”. Si tratta di una nuova e illuminante lettura degli affreschi nella Camera di San Paolo a Parma. In questo stesso anno viene presentata la monografia documentaria di Elio Monducci, con prefazione di David Ekserdjian. Elio Monducci e David Ekserdjian vengono nominati Cittadini Onorari di Correggio con voto unanime del Consiglio Comunale.
Michele Frazzi, La Camera Alchemica, con saggio introduttivo di Marco Bussagli.  Silvana Editoriale, Milano 2004, pp. 135
Il poderoso lavoro di Frazzi riguarda la celeberrima “Camera di San Paolo”, delizia di tutti i visitatori e – a suo tempo – rimasta in clausura per oltre duecentocinquant’anni. Dopo la sua scoperta questa cupola affrescata a pergolato, popolata di putti giocosi ma sorretta da una ghiera di intensissimi soggetti archeologici, ha sempre costituito il più intrigante problema esplicativo della storia critica della pittura italiana. Sul suo significato si sono sorprendentemente esercitati in una acrobatica ginnastica culturale insigni studiosi italiani e stranieri, sino ad oggi. Ovviamente con risultati sempre diversi sul piano anagogico. Frazzi offre una ferrata spiegazione della impostazione iconografica-iconologica della Camera in ogni sua parte, attraverso la chiave alchemica. Poiché la teoresi alchemica non è nota agli storici dell’arte la proposta di Frazzi è stata accolta con una certa perplessità, nonostante che l’impregnatura alchemica sia riconosciuta dai medesimi al contemporaneo e collega Parmigianino. Rimane il dato che il testo di Frazzi, illustrato e schematizzato con cura, è l’unico che, senza eliminare altre tesi, rende conto perfettamente di ogni cosa nella magica Camera. Il Quaderno, come convalida Marco Bussagli, identifica la Camera di S. Paolo del Correggio, commissionata dalla Badessa Giovanna da Piacenza, quale compiuto paradigma della teoresi alchemica. Questa originale interpretazione si riallaccia alla cultura alchemica del Correggio – esplicata nei circoli che corrispondevano con la Badessa stessa e la poetessa correggese Veronica Gambara – e utilizza gli studi precedenti per costruire una nuova e inedita spiegazione del capolavoro allegriano. Partendo dalla struttura ritmica delle raffigurazioni, lo studioso analizza, parete per parete, i sillogismi e gli abbinamenti che creano le diverse combinazioni in base agli elementi alchemici. Descrive successivamente la Camera nel suo insieme e il significato che doveva esprimere per la cerchia degli eruditi che qui si raccoglievano, traendo le dovute conclusioni e considerazioni, e raffrontandola alla Camera a fianco affrescata dall’Araldi, nella quale ritrova corrispondenze.

2004_bElio Monducci, Il Correggio. La vita e le opere nelle fonti documentarie
Silvana Editoriale, Milano, 2005 – pp. n. 248
Questo volume di estremo valore, come summa esaustiva ed attendibile, ricostruisce attraverso una fitta documentazione di lettere e articoli vari la vita e le opere del Correggio, appuntando con cura e scandagliando a fondo ogni dettaglio della sua esistenza e ogni suo spostamento, dalla data di nascita fino agli autografi del pittore e dedicando ad ogni opera – solo quelle che compaiono nei documenti antecedenti al 1800 – una scheda propria con quanto più materiale possibile associato, sia che si tratti di documentazione primaria sia di successive osservazioni a stampa o di manoscritti più tardi. Ogni documento è riportato nella sua integrità, con adeguata spiegazione. La parte dedicata alla famiglia dell’Allegri è certamente illuminante, così come la rilettura di taluni documenti e autografi.

 

 

2005

 


2005Viene presentato il libro di Maddalena Spagnolo, “Correggio Geografia e storia della fortuna (1528-1657)”. Si tratta di uno studio eccezionale per ricerca e poderoso per mole (Quaderno n. 8). La prima presentazione avviene a Parma, nella Sala Aurea della Camera di Commercio, alla presenza di numerose Autorità. Silvana Editoriale, Milano, 2005, pp. 312
Il volume di Maddalena Spagnolo  pagine con 10 capitoli, note, bibliografia, e indici dei nomi; è’ illustratissimo a colori. L’analisi che vi viene svolta è accuratissima e profonda, ricca di elementi storicamente nuovi e contestualizzata rispetto al mutare delle epoche e ai relativi orientamenti artistici. Un’opera imprescindibile negli studi allegriani. Si tratta infatti di un’opera corposa e monumentale che copre universalmente molti aspetti della presenza e fortuna del Correggio presso maestri, letterati e collezionisti nei secoli XVI e XVII. Il magistero allegriano, che ha sedotto pittori italiani, fiamminghi, spagnoli e francesi del secondo Cinquecento e delle generazioni successive, è proseguito per tutto il Settecento giungendo ad esiti singolari nel XIX secolo. L’autrice, partendo dalle conversazioni d’arte dei cortigiani delle corti fra Correggio, Mantova e Parma, passando per le Vite del Vasari, la Lombardia, Roma, Federico Zuccari, Modena, si ferma al 1657 vagliando attentamente ogni lettera, appunto autografo nascosto, inventario o altro documento, indagando negli archivi europei.

 

2007

 


copertina correggio_smallPresentazione del libro “Correggio, pittore universale”, monografia esplicativa e didattica di Giuseppe Adani, con la collaborazione di Renza Bolognesi. Il volume di 192 pagine (Silvana) è molto utile per la consultazione; contiene una bibliografia ragionata; una biografia del Correggio comparata con gli avvenimenti artistici e culturali dell’epoca; alcune schede generali molto nuove, relative ai periodi o ai temi di attività del Correggio; molte immagini e particolari a colori con precipui commenti; e infine una serie di rilevi grafici sui modi compositivi del pittore.

 

 

 

 

 

2012

 


2012Presentazione in Correggio, al Teatro Bonifazio Asioli, del Quaderno n. 9 della Fondazione, dal titolo “Correggio. Il Trittico di Santa Maria della Misericordia in Correggio”, a cura di Giuseppe Adani, Margherita Fontanesi, Gianluca Nicolini.
Relatore dell’evento è stato il prof. Antonio Paolucci, Direttore dei Musei Vaticani.
Contiene prolusioni di Giuseppe Adani, Antonio Paolucci, Daid Ekserdjian. Testi di Giuseppe Adani, Renza Bolognesi, Gabriele Fabbrici, Margherita Fontanesi, Giancarlo Gentilini, Fabio Morresi, Gianluca Nicolini, Rodolfo Papa, Claudio Rossi de Gasperis, Ulderico Santamaria. Il quaderno è edito in due lingue: italiano e inglese a fronte, con centinaia di note e appendice documentaria, per un totale di pagine 336.
Si tratta del più recente e importante documento sul riconoscimento di un’opera del Correggio ritenuta scomparsa. Il “Cristo glorioso in misericordia” è un grande capolavoro degli anni venti del XVI secolo, che accompagna mirabilmente la cupola di San Giovanni e apporta un nuovissimo “topos” iconologico nella storia dell’arte sacra occidentale. La tela, di proprietà dei Musei Vaticani sin dal 1832, era passata nell’ombra e insistentemente ritenuta una buona copia dell’originale. Da questo limbo di dimenticanza l’hanno tratta gli studiosi della Fondazione il Correggio, dapprima esponendolo in Correggio, eppoi con l’ausilio delle prove scientifiche, rivelandone la magnificenza ideativa e la prodigiosa esecuzione pittorica.