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I LUOGHI ALLEGRIANI


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CASA CORREGGIO

La casa del Correggio oggiDalle fonti dell’epoca sappiamo che la famiglia Allegri possedeva la casa in cui sarebbe nato Antonio già prima della metà del XV secolo. Ubicata nel quartiere detto “di Borgovecchio” venne ampliata da Pellegrino Allegri nel 1529.
Venduta da Pomponio Allegri nel 1550 alla famiglia Paris, passò di cessione in cessione prima all’Ospedale di Santa Maria della Misericordia, poi ai Sogari – Bresciani ed infine ai Pironi nel XVII secolo.
Il Fattore Ducale Francesco Contarelli lo acquistò nel 1752 ma le precarie condizioni dello stabile lo indussero a procedere immediatamente alla demolizione dell’isolato ed alla riedificazione, tra il 1754 ed il 1755, dell’edificio che ancor oggi è conosciuto come “Casa del Correggio”.
Fu ben presto però adibita a ricovero per carrozze e a stalla.
Con il passare degli anni, tuttavia, la situazione di degrado non fece che aggravarsi, al punto da suscitare lo sdegno di più di un correggese.
Si spiega così la decisa presa di posizione di un gruppo di personalità del mondo della cultura locale che nel 1852 scrisse al Podestà del tempo stigmatizzando il comportamento di Caterina Contarelli, ultima proprietaria. Alla morte della Contarelli, con il passaggio del suo patrimonio alle Opere Pie, la casa fu posta in vendita.
Sul finire dell’Ottocento furono intrapresi alcuni restauri, ricordati da un’iscrizione posta nel 1880 su un cippo eretto in mezzo al cortile. Mezzo secolo più tardi, nel 1931, vi fu trasferito l’Asilo infantile con lo scopo di recuperare a nuova dignità l’immobile uso che mantenne fino al 1964.
Nei decenni che seguirono ospitò altri uffici pubblici e, negli ultimi tempi, associazioni culturali, tra cui la Fondazione “Il Correggio”.
Dopo il radicale restauro del 2006-2007, vi hanno trovato definita sede gli uffici della Fondazione “Il Correggio” ed il Centro di Documentazione Allegriano il ‘Correggio Art Home’.

MONUMENTO AD ANTONIO ALLEGRI

StatuaAntonioAllegriSi tratta di una statua in marmo bianco di Carrara, di dimensioni doppie rispetto al naturale, realizzata dallo scultore ticinese Vincenzo Vela, grazie al lascito testamentario di diecimila lire del pittore correggese Luigi Asioli. Fu proprio quest’ultimo ad individuare in Vela il possibile esecutore dell’opera, che fu inaugurata con cerimonia solenne, il 17 ottobre 1880. Una lapide ovale in marmo, posta sull’edificio prospiciente la piazza (al civico n. 10) ricorda il generoso gesto dell’Asioli. L’immagine scolpita è quella di Antonio Allegri in età matura, così come affermatasi nella tradizione romantica ottocentesca. Le reali fattezze del pittore rimangono a tutt’oggi un mistero, non essendo noto nessun autoritratto certo. Il primo ritratto del Correggio apparve al pubblico nel 1647, inciso nell’edizione bolognese delle Vite del Vasari, ma gli storici dell’arte concordano nel ritenere che il pittore abbia più volte utilizzato i propri tratti somatici e le proprie fattezze corporee, per realizzare i volti maschili di alcune sue opere. I più accreditati sono il San Giovanni Battista nella pala d’altare della Madonna di San Francesco e uno dei santi vicini alla Madonna, nell’affresco dell’Assunzione della Vergine della cupola nel Duomo di Parma.
La posa del monumento dell’Allegri fu l’evento con cui la città di Correggio restituì piena dignità a quello che fu ed è uno dei suoi figli più famosi. Lo sforzo organizzativo e finanziario risultò notevole, ampiamente ripagato dalla vasta eco e dalla grande partecipazione popolare che caratterizzò la cerimonia inaugurale. Per l’occasione il Comune decise di creare la grande piazza destinata ad ospitare la statua, abbattendo il quartiere di epoca tardomedioevale che ancora esisteva e conferì maggior decoro alla zona, ristrutturando tutte le facciate dei palazzi circostanti.

 

 

CHIESA DI SAN FRANCESCO

chiesa san francescoAll’epoca dell’Allegri, la chiesa di San Francesco, era il tempio religioso più importante della città e pantheon dei signori Da Correggio. Qui, il pittore vi realizzò due pale d’altare: la Madonna di San Francesco e il Riposo durante la fuga in Egitto.

La prima, è la più antica opera documentata del Correggio e l’unica che rechi la sua firma non latinizzata “Antonius de Alegris”. Il Correggio ricevette la commissione nel 1514 dal priore dei francescani, in seguito al lascito di Quirino Zuccardi. Scelse di rappresentare la Madonna con il Bambino in trono, fra i Santi Antonio da Padova, Francesco, Caterina d’Alessandria e Giovanni Battista. La pala, terminata nella primavera del 1515, rimase sull’altare maggiore della chiesa fino al 1663, quando il duca Francesco I d’Este se ne impossessò facendola sottrarre nottetempo. Il quadro entrò a far parte della collezione ducale e fu esposto nella Galleria Estense di Modena. Nel 1746, a causa delle gravi difficoltà finanziarie, il duca Francesco III d’Este decise di svendere 100 capolavori della sua collezione ad Augusto III re di Polonia ed Elettore di Sassonia. Il 5 aprile 1746 la tavola fu caricata, insieme alle altre, su cinque carri diretti a Dresda. Durante la seconda guerra mondiale la Madonna di San Francesco fu temporaneamente trasferita da Dresda in Russia, dove rimase circa dieci anni, per essere di nuovo riportata in Germania dove è attualmente esposta presso la Gemäldegalerie di Dresda.

Il Riposo durante la fuga in Egitto fu eseguito da Antonio Allegri presumibilmente intorno al 1520, su commissione del correggese Francesco Munari. La pala d’altare era destinata ad ornare la cappella della Concezione, dove il Munari intendeva essere sepolto. Il soggetto del quadro è assai originale ed è tratto dai vangeli apocrifi: ritrae la sosta nel deserto della Sacra Famiglia, nel momento in cui San Giuseppe porge al Bambino alcuni datteri colti da una palma. La presenza di San Francesco fa pensare ad un omaggio verso il committente e si ricollega anche al Santo titolare della chiesa a cui era destinata l’opera.
Come già la Madonna di San Francesco, anche il Riposo fu trafugato su ordine di Francesco I d’Este nel 1638 e fatto sostituire dal duca con una copia realizzata appositamente da Jean Boulanger (oggi conservata nel Museo Civico). Questa ennesima confisca fece arrabbiare i correggesi che si appellarono alle autorità civili, religiose e al duca, affinché restituisse l’opera che purtroppo non ritornò più a Correggio.
Nel 1649, Francesco I decise di cederla al Granduca di Toscana in cambio di un Sacrificio di Isacco, opera di Andrea del Sarto.
Il Riposo durante la fuga in Egitto è oggi esposto alla Galleria degli Uffizi di Firenze.

LA SEPOLTURA (Lapidario di San Francesco)

Dei tanti misteri che aleggiano intorno alla figura di Antonio Allegri, quello del luogo che conserva le sue spoglie rimane il più affascinante. Per secoli le ossa del pittore sono state soggette ad una serie di smarrimenti, riscoperte fortunose e falsi riconoscimenti. Oggi, l’unica traccia tangibile, rimane la piccola lapide commemorativa fatta apporre nel 1647 da don Girolamo Conti sulla tomba di Antonio Allegri, quando ancora si trovava all’interno della chiesa di San Francesco che era il luogo di sepoltura della famiglia Allegri.
Nel 1641 i resti furono estumulati per consentire l’ampliamento dell’edificio religioso e quindi provvisoriamente spostati nel chiostro. La lapide invece fu collocata all’esterno, nel lapidario addossato al vecchio convento francescano.
Quando nel 1747 il duca Ercole III d’Este reclamò i resti del pittore per esporli nel sacrario della scuola di Belle Arti di Modena ( rivaleggiando con quanto si era fatto a Roma con il cranio di Raffaello), si cercò invano nel chiostro del convento. Per non scontentare il duca, fu inviato a Modena un cranio ritrovato durante un frettoloso scavo.
I rimanenti resti furono deposti nel basamento della statua innalzata in piazza nel 1880: ma da un esame successivo, tali resti si rivelarono essere appartenuti ad una donna.
Nel 1934 partì una nuova campagna di scavi ed i resti ritrovati, consegnati all’Istituto di Anatomia di Modena, attendono ancora l’esito sulla loro autenticità.

CHIESA DI SANTA MARIA DELLA MISERICORDIA

monumenti_da_visitareorreggio_chiesa_san_sebastianoAlmeno altre due opere del Correggio furono ospitate nella chiesa di Santa Maria della Misericordia, che nel ‘500 insieme all’annesso ospedale, era il perno religioso del quartiere popolare di Borgovecchio, dove il pittore risiedeva. Essa era retta da una antica Confraternita, associazione di laici che nei secoli aveva arricchito l’edificio di suppellettili di grande pregio.
Qui avevano trovato posto, sia il Trittico dell’Umanità di Cristo che la pala d’altare, i Quattro Santi.
L’esistenza e composizione del Trittico è nota solo grazie alla documentazione d’archivio. Da un carteggio di epoca seicentesca si apprende che sull’altare maggiore della chiesa erano esposte “tre figure”, ovvero tre quadri, “di mano di Antonio da Correggio” che rappresentavano San Giovanni, San Bartolomeo e Cristo in gloria.
Il trittico era stato realizzato da Antonio Allegri probabilmente intorno al 1525. Quasi un secolo dopo, nel 1613, la Confraternita decise di venderlo a Siro d’Austria, signore di Correggio. Quando Siro, esiliato dall’Imperatore, fu costretto a rifugiarsi a Mantova il feudo passò sotto il dominio degli Este. Prima di lasciare la città, il principe affidò molti pezzi del proprio patrimonio di opere d’arte a parenti ed amici fedeli, nella speranza di un successivo recupero. Dai documenti è noto che l’opera fu consegnata al conte Camillo II Gonzaga, signore di Novellara. Il principe Siro morì a Mantova nel 1645, senza essere riuscito a rientrare in possesso del quadro che, da questa data, risulta disperso. Del pannello centrale (raffigurante il Cristo) esiste oggi una copia presso la Galleria Vaticana di Roma; del san Bartolomeo non si ha traccia, mentre l’originale del pannello raffigurante San Giovanni Battista potrebbe trovarsi, secondo taluni studiosi, in una collezione privata inglese.

Più certa è la storia dei Quattro Santi, la cui committenza è legata ad un lascito testamentario del correggese Melchiorre Fassi. La pala d’altare fu probabilmente dipinta dall’Allegri intorno al 1516-1517 e rimase all’interno della chiesa almeno fino al 1776. La tela raffigura i santi Pietro Apostolo, Marta, Maria Maddalena e Leonardo. Quando gli Este decisero la soppressione della Confraternita e la chiusura della chiesa, il patrimonio esistente fu svenduto. La tela fu acquistata con altri dipinti dal conte Vincenzo Fabrizi, governatore della città, per “il vile prezzo” di 28 lire modenesi. Nei primi anni dell’Ottocento l’opera figura nella collezione del barone Ashburton a Londra, per essere definitivamente ceduta, nel 1912, al Metropolitan Museum of Art di New York dove si trova esposta ancora oggi.