Risonanze

Correggio bambino

I grandi capolavori della storia dell’arte sono, ciascuno a suo modo, opere uniche. Ma a volte possono essere uniche anche opere molto più modeste, in quanto senza confronti, senza precedenti, o derivazioni. In questo senso, lo è senz’altro questa incisione di metà Ottocento, firmata da Emile Lassalle (1813-1871) e prodotta nella litografia di A. Godard a Parigi.

Siamo nello studio di un pittore. L’artista è seduto, tavolozza in mano, davanti a una tela su cui è dipinto un monaco inginocchiato; alle sue spalle si intravvede un altro quadro (e di nuovo un personaggio inginocchiato). Davanti al pittore, una giovane donna – un’aristocratica a giudicare dall’abito e dall’acconciatura – appoggia una mano sulla spalla di un ragazzino che, a sua volta, le prende timidamente la mano, e abbassa la testa di fronte all’artista.

Il senso dell’immagine viene chiarito dalla scritta in maiuscole in alto: “Le Corrège” (da secoli i Francesi traducono nella loro lingua il soprannome di Antonio Allegri); ma soprattutto dalla frase in basso: “Je viens vous demander votre protection pour ce petit Corrège…” (Sono venuta a chiedere la vostra protezione per questo piccolo Correggio…).

C’è qualcosa di comico in questa frase che assegna al piccolo Antonio un soprannome che guadagnerà solo da adulto, dopo la sua affermazione anche al di fuori del luogo di origine. Quello che conta, in ogni modo, è il desiderio di raccontare un aneddoto della vita del pittore.

L’idea di raccontare la vita dei grandi artisti abbellendola con episodi singolari (non importa se di fantasia) risale al mondo classico (ne troviamo diversi echi nella Naturalis historia di Plinio il Vecchio). Idea che ritroviamo nelle Vite di Giorgio Vasari (1550 e 1568): chi non ricorda l’episodio di Giotto fanciullo e guardiano di pecore, che “sopra una lastra piana e pulita con un sasso un poco apuntato ritraeva una pecora di naturale, senza avere imparato modo nessuno di ciò fare da altri che dalla natura”?

In età romantica, l’interesse per la biografia dei grandi artisti ha una nuova fioritura, e non sono pochi i casi in cui pittori dell’Ottocento celebrano questo o quel momento della vita dei pittori rinascimentali (prima di tutto Raffaello e Leonardo). Per fare solo un esempio, agli inizi dell’Ottocento Carolina Bonaparte Murat (che tra l’altro possedeva due dipinti di Correggio), acquistò anche Il fidanzamento di Raffaello, uno dei dipinti che Jean-Auguste-Dominique Ingres aveva dedicato alla vita del pittore urbinate.

Nel nostro caso, il fatto singolare è che la più antica biografia di Antonio Allegri (quella appunto di Giorgio Vasari), non cita affatto questo episodio, né compare in altri testi e documenti antichi. E la litografia non dice null’altro: chi è il pittore-protettore? la donna è la madre di Antonio? Domande a cui potremo rispondere solo quando individueremo la destinazione della litografia di Lassalle: faceva parte di una serie? era l’illustrazione di un saggio? chi ha inventato questo aneddoto della vita di Antonio Allegri?

Jean-Auguste-Dominique Ingres

Il fidanzamento di Raffaello (1813). Baltimora, Walters Art Museum.

Claudio Franzoni