Singularia

Correggio in Cina

   Che il Settecento abbia amato in modo speciale Antonio Allegri lo sappiamo bene; ma chi avrebbe detto che un’eco di questa ammirazione sarebbe arrivata così a est? Un piatto e una coppa del Rijksmuseum di Amsterdam non appartengono alla tradizione della ceramica europea moderna – lo si nota facilmente – né sotto l’aspetto tecnico, né sotto quello stilistico [1].

Leda e il cigno, piatto in porcellana, alt. 1.8, diam. 11.9 cm. Amsterdam, Rijksmuseum, AK-NM-13604
Correggio in Cina, 3 coppa
Leda e il cigno, coppa in porcellana, alt. 3,9, diam. 7,4 cm. Amsterdam, Rijksmuseum, AK-RBK-14797

    Gli esperti ritengono infatti che entrambi siano stati realizzati in Cina nel secondo quarto del XVIII secolo.  Ma il soggetto è un mito classico – Leda amata da Giove sotto forma di cigno – nell’interpretazione datane da Antonio Allegri: il quadro con Leda e il cigno faceva parte della serie degli Amori di Giove realizzata per Federico Gonzaga agli inizi degli anni Trenta del Cinquecento.

    Il dipinto del Correggio – oggi a Berlino – in quel momento si trovava nella collezione d’Orléans: Filippo II (1674-1723) l’aveva da poco acquisito dalla raccolta romana di Livio Odescalchi; pochi anni più tardi, il figlio Luigi (1703-1752) avrebbe infierito proprio su questa tela, ossessionato dal suo contenuto erotico.

Marguerite Thevenard, Leda e il Cigno, incisione, 22,5 x 15 cm.

    Le due ceramiche, naturalmente, dipendono da un’incisione, ma non da quella di Gaspard Duchange (c. 1711) visto che è in controparte [2]. Molto probabilmente la fonte dell’artigiano orientale fu una rara, quanto modesta incisione che reca la scritta “Thevenard sculp(sit)”; è verosimile che si tratti di Marguerite Thevenard (1710-c. 1770) [3]. Nella coppa e nel piatto, come anche nel disegno della Thevenard, infatti, sulla sinistra è assente la figura di Amore che suona una cetra, ma compare solo una figura di putto.

    I versi alla base dell’incisione di Marguerite Thevenard dimostrano che essa dipende a sua volta da quella di Étienne Desrochers (1713) [4]. Solo in quest’ultima, infatti, i versi “Ce cigne qu’entre tes genoux / Tu flattes avec de joïe /dans peu belle Leda quittant un air si doux / / Va devenir Oiseau de proie” vengono riferiti a François Gacon (1667-1725) [5].

 

Claudio Franzoni

Étienne Desrochers, Leda e il Cigno, incisione (1713), 31 x 33 cm.
  1. Jan van Campen, Supplement to Chinese ceramics in the collection of the Rijksmuseum, Amsterdam: the Ming and Qing dynasties, London, Philip Wilson 1997, pp. 72-73, cat. nrr. 907, 924 <https://www.rijksmuseum.nl/nl/collectie/AK-NM-13604; https://www.rijksmuseum.nl/nl/collectie/AK-RBK-14797>
  2. Massimo Mussini (ed.), Correggio tradotto. Fortuna di Antonio Allegri nella stampa di riproduzione fra Cinquecento e Ottocento, Milano, Motta 1995, nr. 450.
  3. Non presente in Mussini, Correggio tradotto… cit.
  4. https://www.britishmuseum.org/collection/object/P_1837-0408-326. Non presente in Mussini, Correggio tradotto... cit.
  5. Sono dello stesso Gacon i versi che compaiono nell’incisione di Duchange della Danae (Mussini, Correggio tradotto… cit., nr. 440).