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Correggio in Tribuna

    

    Ci sono opere il cui valore documentario è talmente alto da mettere in ombra il piano prettamente artistico. È il caso della Tribuna degli Uffizi di Johann Zoffany (1733-1810), un dipinto realizzato tra 1772 e 1777 per la regina Charlotte, moglie di Giorgio III re d’Inghilterra (oggi a Windsor, Royal Collection). Zoffany ci offre una veduta di quello che era, per così dire, il centro dell’intera raccolta degli Uffizi, uno spazio ottagonale a cui si accede dal lungo corridoio orientale. La struttura era stata progettata nel penultimo decennio del Cinquecento da Bernardo Buontalenti per il granduca Francesco I Medici, con lo scopo di ospitare i materiali più rari e preziosi della collezione.

    I personaggi che Zoffany ritrae all’interno della Tribuna sono in gran parte gentiluomini inglesi in Italia per il Grand Tour, quel viaggio che almeno una volta nella vita portava gli esponenti delle famiglie nobili di tutta Europa a visitare per alcuni mesi le bellezze naturali e artistiche del nostro Paese. I diversi personaggi (tra essi anche Zoffany e il pittore inglese Thomas Patch) stanno ammirando dipinti e sculture celebri. Tra i marmi, all’estrema destra,  spicca la Venere dei Medici; più vicino a noi, in primo piano e circondata da ammiratori, ecco la Venere di Urbino di Tiziano.

   

    La precisione adottata ovunque da Zoffany consente di riconoscere facilmente ogni opera: questo vale anche per il quadro di Correggio, la Madonna in adorazione del Bambino, appesa sulla parete a sinistra, tra la Madonna della Seggiola di Raffaello e il ritratto di Galileo Galilei di Justus Sustermans, e a pochi passi dal Satiro danzante.

    Al di là dell’esattezza e della ricchezza dei dettagli, la Tribuna di Zoffany non è affatto l’equivalente di una fotografia, e non solo perché è fittizia la presenza contemporanea di tutti i personaggi nello stesso ambiente. Il pittore, ad esempio, ha inserito alcune opere che in quel momento si trovavano in altri spazi della collezione granducale; oltre tutto, come si ricava da diverse fonti, l’allestimento espositivo della Tribuna non era affatto immobile.

    Prendiamo appunto le opere di Antonio Allegri. Agli inizi del Settecento, Jonathan Richardson vede la Madonna in adorazione e ne apprezza lo stato di conservazione (“preserv’d as when ‘twas first done”); ne rileva alcuni difetti compositivi, ma conclude con lodi a dir poco entusiastiche: “But the beauty! the morbidezza! the thought and expression! Good God!” [1].

    Entusiamo condiviso (salvo intravvedere il rischio della sdolcinatezza), dal trentenne Charles de Brosses, quasi due decenni dopo: “À la Tribune il n’y a rien que d’exquis et d’une célébrité classique. Un seul Corrège, la Vierge à genoux devant son fils; mais quel coloris! quelles expressions! que de grâce et de gentillesse! Il y en a trop peut-être, car elles approchent de la mignardise” [2].

La parete “A” della Tribuna degli Uffizi nel 1768. Giuseppe Bianchi, Catalogo Dimostrativo della Reale Galleria Austro Medicea di Firenze (1768), Firenze, Biblioteca degli Uffizi, ms. 67.

    Nel 1768 la Tribuna ospita la Madonna appena citata, ma anche un non meglio precisato “Gesù” [3]. Solo pochi anni dopo (sono proprio gli anni in cui Zoffany lavora al suo dipinto), nel 1774, Roger Newdigate offre una descrizione tanto minuziosa, quanto di non facile lettura della stessa Tribuna [4]. Era la seconda volta che il gentiluomo inglese visitava Firenze (la prima era stata nel 1739). In entrambe le occasioni, egli portò con sé due taccuini che riempì di appunti sulle opere d’arte viste, con puntualizzazioni sui cambiamenti espositivi, e con disegni delle singole pareti.

    Anche Newdigate registra nella Tribuna, tra i dipinti di piccole dimensioni, una piccola Madonna di Correggio che giudica “exc(ellently) beautiful” e, accanto, un “Christ in the garden” (potrebbe trattarsi di una copia dell’Orazione nell’Orto). Tra le “large pictures”, ecco una “Madona” che è senz’altro la Madonna in adorazione del Bambino, giudicata – con un rimando a Richardson – “exc(ellently) graceful”.

    Alla fine, il disegno di questa parete “A” per quanto riguarda la Madonna di Correggio (e non solo) mostra una sistemazione ben diversa da quella che abbiamo visto nella Tribuna di Zoffany.

 

  1. J. [Sen. e Jun.] Richardson, An Account of Some of the Statues, Bas Reliefs, Drawings, and Pictures in Italy etc. with Remarks by Mr. Richardson Senior and Junior, Londra 1722, p. 58.
  2. Charles de Brosses, Lettres familières écrites d’Italie à quelques amis en 1739 et 1740, I, Paris 1858, p. 300.
  3. P. Barocchi, G. Gaeta Bertelà Per una storia visiva della galleria fiorentina: il catalogo dimostrativo di Giuseppe Bianchi del 1768, in “Annali della Scuola Normale Superiore di Pisa. Classe di Lettere e Filosofia”, 1986, s. III, 16, 4, 1986, pp. 1172, tav. CXXXII (“Vergine da Coreggio”), 1175, tav. CXXXV (“Gesù da Coreggio”).
  4. V. Conticelli, Il taccuino di sir Roger Newdigate: gli Uffizi e la Tribuna nelle carte di un viaggiatore del Grand Tour (1739-1774), in “Mitteilungen des Kunsthistorischen Institutes in Florenz” , 57, 1, 2015, pp. 90-127.

Claudio Franzoni

La parete “A” della Tribuna degli Uffizi nei disegni di Sir Roger Newdigate del 1774 (da Conticelli 2015).