Approfondimenti

Correggio sì, Correggio no, 1: Venere disarma Amore di Sir William Hamilton

    Tante opere d’arte del passato ci sono arrivate, per così dire, senza carta d’identità, cioè senza documenti che ne attestino i committenti, le date di esecuzione e – soprattutto – l’autore. È in questo spazio vuoto – per definizione incerto, quanto attraente – che da secoli si esercita la competenza del connoisseur, l’esperto capace di mettere in relazione un’opera anonima con una documentata, abile nel giustificare accostamenti per via di stile, convincente nel riconoscere una paternità in un lavoro altrimenti senza riferimenti. Accanto al conoscitore, come è naturale, si muovono sempre (ed è accaduto anche per certe opere di Antonio Allegri) figure dal profilo non necessariamente limpido, mediatori, mercanti, finti intenditori, veri e propri truffatori.

    Come tanti altri artisti, anche Correggio – dal Cinquecento in poi fino a tempi recentissimi – ha visto attribuzioni ora convincenti (e unanimemente riconosciute), ora plausibili (e tuttora un po’ in bilico), ora inverosimili, se non addirittura insultanti. La storia delle attribuzioni è rilevante non solo e tanto ai fini della delimitazione del catalogo di un artista, ma anche perché disegna pagine della storia del gusto; e anche quando – come nel caso che stiamo per osservare – un’antica attribuzione a Correggio è stata smentita dagli studi successivi, le argomentazioni a suo tempo addotte, le discussioni e le prese di posizione illustrano i percorsi della ricezione del pittore in quella determinata epoca.

     Sir William Hamilton (1730-1803) visse a lungo a Napoli in qualità di ambasciatore britannico; la sua attività nel campo del collezionismo di antichità, ma anche i suoi interessi scientifici – la vulcanologia – sono stati illustrati negli ultimi decenni da una ricca serie di studi [1]. Lo vediamo in un ritratto di Joshua Reynolds (c. 1782, Londra, National Portrait Gallery), accanto ad alcuni volumi in folio e alcuni dei suoi vasi greci, mentre sfoglia il catalogo della sua collezione di antichità, pubblicato pochi anni prima. La sua biografia, e ancora di più, quella della sua seconda moglie Emma (1765-1815), sono al centro di The Volcano Lover di Susan Sontag (1992).

David Allan, Sir William e di Lady Catherine Hamilton, 1770. Blair Castle, Perthshire

    Verso il 1768, Hamilton si innamora di un dipinto della collezione napoletana dei Laurenzano, Venere che toglie l’arco ad Amore [2]: non sappiamo se l’attribuzione a Correggio fosse precedente, sta di fatto che per Hamilton essa rimase indiscutibile dal momento dell’acquisto in poi. Ecco infatti il quadro, ben riconoscibile, alle spalle di Sir William e della prima moglie in un ritratto di David Allan (1770).

    L’ambasciatore è talmente convinto dell’eccellenza del quadro che ne propone l’acquisto al re; ne siamo informati da una lettera che gli scrive Joshua Reynolds (giugno 1770), aggiungendo che si meravigliava “che [il re] non sia stato tentato dalla vostra vivace descrizione del Correggio; se fossi re d’Inghilterra lo vorrei certamente avere in ogni caso, non c’è nessun maestro che si desideri tanto vedere” [3].

     Il proposito non ha successo, e l’anno dopo Hamilton decide di inviare il quadro a Londra. Nel novembre 1771, Horace Walpole scrivendo ad Horace Mann ci fa sapere che il Correggio è arrivato: “è divino, e lo è anche il prezzo, perché solo un semidio o un semidemonio, cioè un nababbo, può acquistarla. Cosa ne pensate di tremila sterline? Ha tutta la grazia del Correggio e nessuna delle sue smorfie, che, come Shakespeare, è fin troppo bravo a mescolare e confondere” [4].

2. Venere Hamilton
Luca Cambiaso (1527-1585), Venere disarma Amore, olio su tela, 148,3 x 106 cm. Longford Castle, Earl of Radnor.

    Un’affermazione singolare, che riusciamo a chiarire solo se prendiamo in esame altre due lettere più tarde dello stesso Walpole; il 4 settembre 1781 scrive a Lady Ossory, a proposito dell’espressione “curled smiles” (sorriso arricciato) che compariva in un recente componimento poetico, sostiene che essa “è comprensibilissima a chiunque abbia visto un angelo del Correggio, la cui bocca è generalmente arricciata a mezzaluna e, in verità, credo che sforzi la grazia quasi in una smorfia” [5]. Nel 1790, ritorna sullo stesso argomento: “Correggio non mi è mai piaciuto in proporzione alla sua fama; la sua grazia rasenta la smorfia: la bocca del bellissimo angelo di Parma si arriccia quasi in una mezzaluna – tuttavia preferisco Correggio all’evidente mancanza di grazia di Guercino, che per me è un’edizione tedesca di Guido [Reni]” [6].

    Il dipinto Hamilton viene proposto al British Museum, che però rifiuta l’acquisto; a questo punto Sir William lo lascia in deposito al nipote Charles Greville a Londra. È in questo momento che al pittore scozzese William Patoun [7] vengono richieste più copie, una delle quali destinata a Caterina la Grande. Ma le copie circolavano già da anni, come noteremo più avanti. Nel 1785, visti anche i problemi economici del nipote, l’ambasciatore fa rimandare la collezione (e il “Correggio”) a Napoli; è qui che lo vede infatti, quattro anni più tardi, Gastone Rezzonico della Torre [8]:

“Il quadro è stato ripulito più volte, ma quanto ne resta è tuttavia bellissimo, e molto accordato, avvegnachè privo di quel fiore che lo avrà reso ammirabile come tutte le cose di Antonio. È in tela. Mengs lo credeva di Luca Cangiaso”; aggiunge inoltre che “il sig. [Giovanni Battista] Passeri mi fe’ vedere uno schizzo di Luca Cangiaso in carta ed acquerello, in cui cercava il pensiero della Venere, onde parmi dimostrato, che Luca n’è l’inventore, e non il Correggio”.

    La pagina è notevole non solo perché riporta quella precoce attribuzione di Anton Raphael Mengs a Luca Cambiaso che coincide con quella degli studiosi dalla metà del Novecento in poi; l’accostamento che Rezzonico della Torre all’inizio della descrizione compie tra il dipinto Hamilton e l’Educazione di Amore, mostra che non di rado le attribuzioni di dipinti al Correggio dovevano basarsi su analogie iconografiche.

    In questi anni Ottanta, il quadro Hamilton dà luogo a quello che David Ekserdjian ha chiamato un caso di “Homage to Misattribution”; in altre parole, un artista che cita (e rende omaggio) a un’altra opera d’arte vista l’autorevolezza del suo (presunto) autore. È quello che è accaduto con Johann Heinrich Füssli, che riprese la figura di Venere del quadro di Cambiaso (creduto Correggio) nel suo Titania e Bottom (Londra, Tate) [9].

    Non si può escludere che i primi dubbi sulla reale paternità della Venere abbiano inciso sulla sorte del quadro agli inizi degli anni Novanta: Hamilton lo vendette al commerciante Benjamin Vandergucht per la metà della somma richiesta vent’anni prima, 1500 pounds. Nel 1796, la vedova di Vandergucht lo mise a sua volta in vendita; il catalogo d’asta recita “A Venus, Cupid and Satyr. The graceful attitude of Venus is inimitably conceived; the eager desire of Cupid to recover his power is of a poetical fancy, it is Corregio in all his perfection of art and taste. The late Mr. Van de Gucht paid Sir William Hamilton, who brought this picture into England £ 1500 for it; it is truly a chef d’oeuvre”. Ma in una delle copie del catalogo rimaste qualcuno annotò a margine: “[by] Luca Cambiage”; in un’altra copia del catalogo, uno spettatore dell’asta annotò che il quadro era stato venduto per circa 700 ghinee, e che i dubbi sulla sua genuinità non erano stati cancellati da “tutta l’eloquenza del signor Christie”; in più riteneva che il quadro fosse “mal colorato, troppo sporco” [10]. In ogni caso, il dipinto di Correggio venne acquistato da Lord Radnor e, per via ereditaria, giunse all’attuale collocazione (Longford Castle).

Guglielmo Morghen, Venere disarma Amore “di Correggio”. L’iscrizione è la seguente: “Venus / A Son Excellence Guillaume Hamilton / Chevalier de l’Ordre du Bain, Envoiè Extraordinaire et Plenipotentiaire / de Sa Majestè Britannique ò la Cour de Naples”. Più sotto: “Tiré du Cabinet / de S. E.”; sotto a destra: “humblement dediè, par son très obéissant serviteur / Gug(gliel)mo Morghen D.D.D.”. Cristophe Guérin, L'Amour désarmé “di Correggio” (1789). L’iscrizione è la seguente: "Gravé (...) d'après le tableau de Corrège de 4 p(ie)ds 11 p(ou)ces de haut, 3 p(ie)ds 7 p(ou)ces de large, du Cabinet de M. Mayno nég(ociant) à Strasbourg".

L’Amour désarmé di Cristophe Guérin e la versione Mayno

    Il quadro Hamilton venne riprodotto da Guglielmo Morghen, incisore attivo anche a Napoli, una volta con una dedica a Willam Hamilton [11] un’altra a Girolamo Teodoro Trivulzi [12], un’altra ancora priva di dediche [13]. Ma esiste anche un’incisione in controparte di Cristophe Guérin – L’Amour désarmé [14] – che porta sulla scena un’altra versione del dipinto (anche questa assegnata al Correggio) e un altro collezionista, Jean-Pierre Mayno (1743-1801), commerciante di tabacco a Strasburgo. Il problema naturalmente è la relazione tra i due dipinti; la letteratura riguardante il quadro Mayno sembra privilegiare l’autografia di Cambiaso (come tale è passata in asta non molti anni fa), ma non si è tenuto conto del fatto che le testimonianze sul dipinto sono tutte posteriori, per quanto di poco, a quelle del quadro Hamilton [15]. A cominciare dall’incisione di Guérin: pur non essendo datata, è certamente riferibile al 1789, perché viene annunciata dal “Journal de Paris” (23 giugno 1789, p. 781), al prezzo di 16 lire.

Copia settecentesca da Luca Cambiaso (1527-1585), Venere disarma Amore, olio su tela, 157.8 x 114.1 cm. Collezione privata.

    Una datazione così relativamente tarda dell’incisione fa pensare che il quadro Mayno non sia altro che una copia del dipinto appartenuto a William Hamilton. Le copie della sua Venere che disarma Amore cominciarono a diffondersi prestissimo: Sir William ne ricorda una già nel 1768 al momento delle trattative per l’acquisto [16]. Oltre alle già citate copie eseguite da William Patoun, di certo anteriori al 1783 [17], sono diverse quelle che entrano nel mercato (e pure quelle che non vi entrano, come quella commissionata verso il 1769-1771 da William Constable) [18]. Senza contare che le aste di collezioni inglesi presenti nel Getty Provenance Index mostrano la circolazione di più copie a partire dagli anni Settanta del Settecento.

     Nel 1777 viene venduta “a small copy [by (David) Allan] of Sir W. Hamilton’s Venus and Cupid of Corregio”; un’altra descritta allo stesso modo viene venduta due anni dopo, e se le aggiudica un personaggio di primo piano della vita culturale e politica come Caleb Whitefoord (1734-1810). Come dichiarava esplicitamente il catalogo d’asta erano copie in piccolo formato, eseguite da quel David Allan che aveva ritratto Sir Hamilton e la prima moglie a Napoli nel 1770 (v. supra). Nel 1783 vanno in asta tre copie di William Patoun, una piccola e due più grandi; nel 1791, un’altra delle copie di Patoun [19]. L’anno seguente, ecco in vendita una copia eseguita da “Clark”, con ogni probabilità il pittore James Clark (c. 1745-1800), antiquario e “cicerone” attivo a Napoli e in contatto con Hamilton già dal 1771 [20]. Curiosamente persino questa venne acquistata da Caleb Whitefoord. Nel 1809 viene invece proposta in asta una copia del quadro Hamilton attribuita a Pompeo Batoni.

Pierre Paul Prud'hon, Schizzo dall’incisione di Ch. Guèrin, L'Amour désarmé. Parigi, Louvre, Département des Arts graphiques, Cabinet des dessins, Fonds des dessins et miniatures, RF 11475, 27.

     Il quadro già Mayno deve essere dunque una copia del dipinto di Sir Hamilton, giunto in Francia all’inizio degli anni Ottanta del Settecento. Pur se in controparte, la riproduzione fattane da Guérin (e la concomitante attribuzione a Correggio) dovettero colpire Pierre Paul Prud’hon, la cui ammirazione per il pittore emiliano è ben nota: ecco un rapido schizzo nel taccuino che aveva usato nel viaggio romano (fino al 1788), ma anche dopo il ritorno in patria [21].

     Dalla collezione di Jean-Pierre Mayno il Cambiaso presunto Correggio passò, agli inizi dell’Ottocento al cavalier Fabry a Ginevra [22], quindi giunse per via ereditaria alla famiglia Fabry Simonis, dalla fine dell’Ottocento a Château de Merkenau, Muellerhof, presso Strasburgo; infine è stato venduto di recente in un’asta Christie’s come autografo di Luca Cambiaso [23].

     La principale differenza tra l’esemplare Hamilton e la copia Mayno consiste nel velo che copre le nudità di Venere in quest’ultima versione; la spiegazione la fornì Cornelius von Fabriczy in una breve nota, che peraltro insisteva sull’attribuzione al Correggio [24]. Questa nota ha però il merito di render conto dell’unica occasione in cui era stato possibile osservare il dipinto, in una mostra organizzata dalla “Società dei dilettanti” di Strasburgo nel 1890: il catalogo riferiva infatti che le figlie del cavalier Fabry avevano portato il quadro a Parigi, dove allo scultore David d’Angers (1788-1856) venne chiesto di completare “a guazzo” il “velo trasparente che adesso cuopre il grembo e la coscia destra della dea”.

Giovanni Battista Castello (?), Venere disarma Amore, Genova, Palazzo Belimbau.

    La nudità di Venere è coperta da un velo anche in un’altra versione, quella di Palazzo Belimbau a Genova, alcuni anni fa assegnata dubitativamente a Giovanni Battista Castello, detto il Bergamasco (c. 1526-1569) [25].

Claudio Franzoni

[1] A cominciare da Ian Jenkins and Kim Sloan (edd.), Vases and Volcanoes. Sir William Hamilton and His Collection (catalogo della mostra, Londra, British Museum, 1996), London 1996; Kim Sloan, Sir William Hamilton’s “insuperable taste for painting”, in Sir William Hamilton, Collector and Connoisseur, L. Burn (ed.) (“Journal of History of Collections”, 9, 1997), pp. 205-227.

[2] Le vicende del dipinto sono raccontate in K. Sloan, Picture-mad in virtu-land’ Sir William Hamilton’s Collections of Paintings, in Vases and Volcanoes… cit. pp. 83 e sgg.; cat. 176, pp. 278-280; Sloan, Sir William Hamilton’s “insuperable taste… cit., pp. 215 e sgg.

[3] Vases and Volcanoes… cit. cat. 176, p. 279: “I wonder he was not tempted by your lively description of the Correggio, was I King of England I certainly would have it at all events, there is no Master that one wishes so much to see”.

[4] “It is divine, and so is the price, for nothing but a demigod or a demi-devil, that is, a nabob, can purchase it. What do you think of three thousand pounds? It has all Correggio’s grace, and none of his grimace, which like Shakespeare he is too apt to blend and confound”: W. S. Lewis (ed.), The Yale Edition of Horace Walpole’s Correspondence, XXIII, New Haven and London 1937 e sgg., pp. 349-350.

[5] “Curled smiles (…) is very intelligible to anyone who has seen an angel of Correggio, whose mouth is generally curled into a crescent, and in truth I think strains grace into almost a grimace”: Lewis (ed.),The Yale Edition…, XI, p. 150 nota.

[6] “Correggio never pleased me in proportion to his fame; his grace touches upon grimace: the mouth of the beautiful angel at Parma curls up almost into a half-moon – still I prefer Correggio to the lourd want of grace in Guercino, who is to me a German edition of Guido”: Lewis (ed.) The Yale Edition …cit., XI, 1937 e sgg., pp. 149-150 (Lettera a Mary e Agnes Berry, 26 novembre 1790). Qualche giorno prima, scrivendo da Parma, Mary Berry aveva espresso alcune perplessità sul pittore (8 novembre 1790): “Correggio does not delight me more than formerly: his boasted grace is to me affectation – has no simplicity, no dignity about it, and never touches me”: Lewis (ed.), The Yale Edition… cit., XI, p. 150 nota.

[7] Sloan, Sir William Hamilton’s “insuperable taste… cit., p. 215; William Patoun, viaggiò ripetute volte in Italia (e a Napoli), ed è ben nota la sua attività di copista e connoisseur, cfr. John Ingamells (ed.), A Dictionary of British and Irish Travellers in Italy, 1701-1800, New Haven, Conn., Yale Univ. Press, s. v. Patoun, William, pp. 746-747.

[8] Francesco Mocchetti (ed.), Opere del cavaliere Carlo Castone conte della Torre (…), VII, Como, Ostinelli, 1819, pp. 238-239; Guido Fagioli Vercellone, Della Torre di Rezzonico, Gastone, in Dizionario Biografico degli Italiani, 37 (1989), pp. 674-678.

[9] David Ekserdjian, What’s in a Name? Emulation and the Hazards of Attribution, in “Artibus et Historiae”, 83, 2021, p. 281, figg. 3-4. Ekserdjian (nota 19) fa notare che anche in altre occasioni un quadro di Cambiaso è stato scambiato per Correggio.

[10] Cfr. Getty Provenance Index (Marzo 1796): “Sold for 6 or 700 guineas, a doubt has been thrown on its genuinety which all Mr Christie’s eloquency could not wash out. I found the picture ill coloured, too dirty”.

[11] Londra, British Museum, 1895,0408.59.

[12] Maria Teresa Alberici, in Massimo Mussini (ed.), Correggio Tradotto. Fortuna di Antonio Allegri nella stampa di riproduzione, Milano Federico Motta, 1995, cat. 638.

[13] Vases and volcanoes… cit., cat. 177, p. 280.

[14] Alberici, in Mussini (ed.), Correggio Tradotto… cit., cat. 639 (senza cenni alla data).

[15] Horace Walpole scrisse che “Sir William also brought from Naples a picture of Venus Cupid and Satyr by Correggio, for which he asked 3000 l. Mr. de Presle at Paris has another of those pictures. Quaere which is the original”:  Sloan, Sir William Hamilton’s “insuperable taste… cit., p. 206. A parte il fatto che queste note sono ben posteriori ai fatti narrati, occorre notare che non ci sono altre notizie su un quadro con lo stesso soggetto nella collezione di François-Michel Harenc de Presles, con cui Horace Walpole era effettivamente in contatto; nel catalogo della collezione in vendita nel 1792 (Jean-Baptiste-Pierre Le Brun, Catalogue d’objets rares et précieux en tout genre, formant le cabinet de m. Aranc de Presle (…), Paris 1792) non c’è nulla del genere. Nel 1818 un certo Johnson mette in asta a Londra una “Venus disarming Cupid” descritta come copia da Correggio eseguita da “Larresse” (Gérard de Lairesse): troppo poco per ritenere che si tratti del quadro Mayno o di altra versione del quadro di Cambiaso distinta dal quadro Hamilton.

[16] Sloan, Sir William Hamilton’s “insuperable taste… cit., p. 215.

[17] Si tratta della data in cui almeno alcune di esse vanno in asta, cfr. infra.

[18] Sloan, Sir William Hamilton’s… cit., p. 215.

[19] Copie del nostro dipinto eseguite da Patoun compaiono in aste londinesi del 1819, 1820, 1826.

[20] Ingamells (ed.), A Dictionary… cit., s.v. Clark, James, pp. 208-209.

[21] Louvre, Département des Arts graphiques, RF 11475, 27, cfr. Sylvain Laveissière, in Prud’hon ou le rêve du bonheur, cat. della mostra, Paris, New York 1997-1998, Paris 1997, p. 54. Un altro disegno di Prud’hon con ogni probabilità dipendente dall’incisione di Guérin viene citato da Edmond de Goncourt (Catalogue raisonné de l’oeuvre peint, dessiné et graveé de P.-P. Prud’hon, Paris 1876, pp. 275, 345) come appartenuto a [Philippe] Burty: “Vénus et l’Amour. Dessin. Croquis d’après le Corrège (…)”.

[22] Cfr. anche Charles-Paul Landon, Vies et œuvres des Peintres les plus célèbres, VII, Suite de l’œuvre du Corrège, 1817, p. 37, tav. 62: “Ce tableau, provenant de la succession de M. Mayer [sic], de Strasbourg, est dans le cabinet de M. le Chevalier de Fabry, à Genève”.

[23] Qui viene citato, con una decisa attribuzione al pittore ligure, da B. Suida Manning, W. Suida, Luca Cambiaso, Milan 1958, pp. 153-154, pl. 168.

[24] C[ornelius] de [von] F[abriczy], Una composizione del Correggio, in “Archivio storico dell’arte”, 1890, III, p. 162.

[25] Piero Boccardo e Clario Di Fabio, L’attività di Giovanni Battista Castello il Bergamasco a Genova: un artista e la sua cultura tra Roma e Fontainebleau, in Piero Boccardo, Franco Boggero, Clario Di Fabio, Lauro Magnani edd., Luca Cambiaso. Un maestro del Cinquecento europeo, catalogo della mostra, Austin-Genova, 2006-2007, Cinisello Balsamo, Silvana 2007, p. 103, fig. 23 (la didascalia recita però “Diana, Amore e un satiro”).