Approfondimenti

Da ninfa a santa: la Maddalena di Margherita Albana Mignaty

    Durante il Medioevo, il reimpiego di oggetti ed edifici antichi è un fenomeno estremamente diffuso in tutta l’area appartenuta all’impero di Roma; a volte questi oggetti vengono “cristianizzati”, trasformati cioè in modo tale da poter aver un ruolo del tutto nuovo: ad esempio, entrare a far parte dell’arredo ecclesiastico, servire da reliquiari, assumere addirittura le sembianze di un santo.

    Il caso che stiamo per osservare va in una direzione analoga, anche se il punto di partenza è del tutto diverso: l’idea di un famoso dipinto di Antonio Allegri viene rielaborata con l’intenzione di cambiarne radicalmente il soggetto. Non per nulla Bernard Berenson annotò laconicamente “with Correggio” sul lato posteriore della fotografia del dipinto che stiamo osservando (di ignota ubicazione) [1].

    Il quadro deriva naturalmente da una celeberrima opera di Antonio Allegri, gli amori tra Giove e la ninfa Ió, oggi a Vienna. Lo slancio amoroso della ninfa nei confronti del dio viene dunque convertito in un’estasi della Maddalena: non a caso, per quanto riguarda il gesto, l’unico cambiamento riguarda il braccio sinistro che non avvolge più quello di Giove, ma stringe ora un crocifisso; un teschio e un flagello sono posti su una roccia a sinistra; un velo serve infine ad attenuare la nudità della donna.

    Sulla fotografia arrivata a Berenson non c’era alcuna nota sull’ubicazione dell’opera, ma riusciamo ugualmente a risalire al proprietario, almeno per quanto riguarda la fine del XIX secolo. In questo è come sempre utile la poderosa bibliografia ragionata sul pittore redatta da Silvia De Vito Battaglia (1934) [2]; la studiosa segnalò infatti due opuscoli usciti a distanza di pochi anni l’uno dall’altro a Firenze: il primo, col titolo Une résurrection artistique. La Madeleine en extase du Corrège, Florence, Galletti& Cocci 1885, è irreperibile; il secondo, Una resurrezione artistica. La Maddalena in estasi di Correggio, Firenze, Galletti& Cocci 1887, quindi verosimilmente la traduzione del precedente, è presente nelle biblioteche pubbliche italiane in una sola copia [3].

    L’anonimo autore dell’opuscolo riferisce di alcune presunte scoperte di quadri del Correggio raffiguranti la Maddalena, a cominciare da quello che a Roma nel 1835 aveva acquistato il pittore Pietro Vallati [4]; si cita poi il dipinto col medesimo soggetto descritto nella perizia del 1787 di cui si è parlato in un recente post. La descrizione del quadro al centro dell’opuscolo, attribuito senza esitazione al pittore emiliano, non lascia dubbi sull’identificazione dell’opera con quella riprodotta nella foto Berenson. L’aspetto più interessante, piuttosto, è che nell’opuscolo non si nasconde affatto il legame tra il Giove e Ió, oggi a Vienna, e questa Maddalena attribuita senza esitazione al Correggio:

“Talvolta in qualche sua felice composizione il maestro correggese si ripete. Così ha fatto a proposito di questa figura; in cui, tenendo conto della differenza fondamentale del soggetto, si trova ripetuta la posizione della Maddalena in estasi che abbiamo descritta, nell’attitudine della celebre Jo del (sic) Berlino [in realtà è Vienna]; la cui testa, per essere stata troppo espressiva, fu bruciata per ordine di uno dei Duchi d’Orleans, e, più tardi, rifatta, per opera d’un pittore moderno” [in realtà si trattava della Leda e il Cigno] [5].

    È a questo punto che si riferisce il nome del proprietario di “questo capolavoro dell’arte italiana”: si tratta di Margherita Albana Mignaty (1827-1887), autrice tra l’altro di un saggio su Antonio Allegri uscito a Parigi nel 1881. La notizia è confermata da un cenno di Angelo De Gubernatis nella prefazione al saggio sul Correggio della stessa scrittrice (che sarà oggetto del prossimo post) [6]. L’opuscolo sembra finalizzato alla vendita dell’opera: non solo si riporta la residenza della proprietaria – Firenze in via Cavour, 39 – ma si annuncia l’esposizione del quadro “nelle sale della R. Accademia delle Belle Arti, via Ricasoli, n. 50, nell’occasione delle feste pello scoprimento della facciata del Duomo e per centenario di Donatello”.

 

Claudio Franzoni

  1. Biblioteca Berenson, Fototeca, I Tatti, The Harvard University Center for Italian Renaissance <https://digitalcollections.library.harvard.edu/catalog/W675097_URN-3:VIT.BB:10586586>.
  2. Silvia De Vito Battaglia, Correggio. Bibliografia, Roma 1934, p. 104, nr. 336.
  3. Lucca, Biblioteca Statale, Legato Ridolfi S.III.h.1/9.
  4. Valentina Locatelli, La Maddalena leggente di Correggio: storia di un’appropriazione, in Kornelia Imesch, Karin Daguet, Jessica Dieffenbacher, Deborah Strebel (edd.), Transdisziplinarität in Kunst, Design, Architektur und Kunstgeschichte, Oberhausen 2018, pp. 145-146.
  5. Una resurrezione… cit., p. 8.
  6. Margherita Albana Mignaty, La vita e le opere del Correggio, prima edizione italiana per cura di Giorgina Saffi, con proemio di Angelo De Gubernatis, Firenze, Münster, 1888, p. XIV: “la sorte benigna la volle, negli ultimi anni della sua vita, premiare con una grande consolazione, mettendola in possesso di un meraviglioso e autentico quadro del Correggio rappresentante la voluttà mistica della Maddalena penitente”.