Focus

Il Correggio a teatro, 2 (e un puzzle di metà Ottocento)

Le traduzioni di Correggio. Ein Trauerspiel

     L’accoglienza dell’opera di Oehlenschläger da parte dei contemporanei fu tutt’altro che lineare. Risalta prima di tutto un episodio italiano, la precocissima traduzione eseguita da Olinto del Borgo in un’edizione pisana del 1812, quindi un solo anno dopo la pubblicazione del Correggio a Copenhagen [1]. Fu Benedetto Croce il primo a segnalarla e, nel contempo, a soffermarsi sul lavoro del poeta danese con un giudizio sostanzialmente benevolo: “una delle più notevoli opere ispirate al dramma e alla tragedia del ‘genio’ nella letteratura dei primi decenni del secolo decimonono, e insieme una di quelle che sono piene di pensieri sull’ingegno, sullo stile, sul disegno e il colore, sulla poesia nella pittura, sulle varie tendenze degli artisti, sui loro contrasti di sentimenti e di giudizi, e simili: il che, nel suo ‘avviso’, il traduttore chiama: ‘i sentimenti ed i pensieri di gusto esposti, come in ordine didattico, da’ più celebri maestri della pittura e della scultura’ cioè messi in bocca a Michelangelo, a Giulio Romano, al Correggio”. Olinto dal Borgo (1775-1856), il cui nome peraltro non compare nel testo, traduce dunque dal danese, lingua che conosceva bene in quanto da anni svolgeva attività diplomatica per conto della Danimarca.

     Esiste un’altra traduzione italiana, quella eseguita dal modenese Bartolomeo Benincasa (1746-1816), testimoniata da un manoscritto conservato nella biblioteca comunale di Correggio [2] edito quarant’anni fa da Ugo Bellocchi [3]. La traduzione – questa volta dal tedesco, dunque dall’edizione del 1816 – venne eseguita nell’ultimo anno di vita di Benincasa, dopo un’esistenza a tratti avventurosa, di intensa attività nel campo letterario e politico, non meno che in quello della traduzione di opere teatrali [4].

     Alcuni decenni dopo, l’opera di Oehlenschläger ebbe anche una traduzione inglese per opera del letterato scozzese Thedore Martin (1816-1909). Nel 1855, infatti, Correggio. A tragedy apparve a puntate su “The Crayon”, una delle riviste di riferimento di John Ruskin e dei Preraffaeliti [5].

La sorte critica di Correggio. Ein Trauerspiel

      Ben presto Oehlenschläger lesse il suo Correggio davanti alla famiglia reale, a Copenhagen; a quanto scrive Charlotte Schimmelmann nella corrispondenza con Luisa Stolberg contessa d’Albany, agli inizi del gennaio 1810, la regina e il re rimasero incantati dal testo [6]. Si trattava di un testo in tedesco, dato che alcuni mesi dopo veniamo a sapere che il poeta stava traducendo la tragedia in danese [7].

     A quanto pare, Goethe non apprezzò affatto il Correggio, sia sotto il profilo drammatico (troppo vicino al sentimentalismo che caratterizzava, ad esempio, le opere di August von Kotzebue), sia per la qualità della lingua [8]. Da una lettera del poeta danese all’editore Cotta (1810) si capisce bene che i rapporti con il poeta tedesco si erano guastati presto: Oehlenschläger scrive che manderà copie del suo Correggio ad amici di Weimar, ma non a Goethe [9]

    Heinrich Voss in una lettera a Christian von Truchsess (22 settembre 1811) loda a lungo e con convinzione la tragedia, sottolineando l’importanza attribuita al lato umano, oltre che artistico, del pittore emiliano; il poeta danese avrebbe insomma dimostrato “l’eterna, incrollabile verità che solo il buon essere umano può essere anche il buon artista” [10]. Ancora più interessante un’altra lettera di Voss a Truchsess due anni dopo (24 ottobre 1813), in cui si riferisce che, a Roma, gli artisti non erano per niente soddisfatti del Correggio: il ritratto di un pittore così amato tracciato da Oehlenschläger non corrispondeva ai dati storici, e questo valeva anche per le figure di Michelangelo e Giulio Romano; come se non bastasse, i giudizi espressi sui dipinti sembravano molto carenti, se non sbagliati dal punto di vista artistico. Secondo Voss, il poeta danese avrebbe fatto meglio a dar maggior rilievo all’accuratezza e alla verità storica, così come aveva fatto Shakespeare nel Giulio Cesare [11].

     Il Correggio non piacque neppure a un amico di Oehlenschläger, Ludwig Tieck, che dedicò al dramma una lunga e argomentata recensione [12]. Nell’autobiografia il poeta tentò di difendersi da alcune di queste critiche, ad esempio la veste troppo moderna dei dialoghi: l’aveva fatto – sostiene – anche Goethe nel suo Torquato Tasso (1790); e altri, lo stesso Tieck, avevano raccontato il passato senza curarsi troppo dell’aderenza alla verità storica. In ogni caso, precisa Oehlenschläger, “il mio Correggio non era fatto su misura per la moda del tempo, quindi non poteva piacere al beau monde estetico, lo sapevo bene” [13].

     A Roma, racconta ancora l’autore, il Correggio non piacque a tutti gli amici tedeschi, ma piacque molto ai danesi, in particolare agli artisti: “E non dimenticherò mai come, dopo aver letto loro l’opera, Christel [Johannes] Riepenhausen [1787-1860], nella sezione in cui Celestina incorona Correggio, disse: «Hmm, è bello!», ma [Bertel] Thorvaldsen saltò in piedi, lo guardò con occhi scintillanti ed esclamò: «No, è grande!»” [14].

Detlef Conrad Blunck, I pittori danesi nell’osteria La Gensola a Roma, 1837. Copenhagen, Thorvaldsens Museum. Bertel Thorvaldsen è seduto a capotavola. A sinistra del cameriere, ritratto mentre disegna, c’è Albert Küchler.

     Una recensione anonima dell’edizione tedesca del libro di Correggio riassume così l’opera di Oehlenschläger: “Un idillio pittorico delicato e suggestivo! Paesaggio estivo, afa tra fulmini, aria più pura, un’amichevole luce serale sui boschi, persone tenere, semplici e serenamente chiare in primo piano, sullo sfondo nature piatte, fredde, meschine, crudeli! Questa è la tragedia Correggio” [15]. Il recensore, dopo alcune osservazioni critiche, concludeva: “In ogni modo, questo pezzo teatrale, con piccole modifiche, si guadagnerà sicuramente gli applausi sul palcoscenico” [16].

Correggio a teatro

     La previsione dell’anonimo recensore di Weimar si verificò puntualmente. A quanto pare, il dramma di Oehlenschläger ottenne un buon successo nei teatri tedeschi almeno dal 1818 (quando è documentato uno spettacolo a Darmstadt). A Vienna le rappresentazioni continuarono almeno fino al 1845. Nel carteggio del compositore tedesco Ludwig Schlösser (1800-1886) si accenna all’invio di musiche di scena per la tragedia di Oehlenschläger, a Darmstadt nel 1823 [17].

     Il successo del Correggio nei teatri tedeschi è confermato, infine, da un oggetto a dir poco singolare, un puzzle realizzato a Norimberga, e ispirato a una delle ultime scene della tragedia. Il momento è proprio quello in cui, nel bosco vicino a Correggio, l’eremita Silvestro si fa avanti tra i banditi e li ammonisce a lasciare in pace il pittore che stava arrivando a piedi da Parma: per convincerli mostra loro niente meno che la Maddalena che legge nel deserto, il dipinto che fino alla Seconda guerra mondiale si conservava nella pinacoteca di Dresda, e poi andò perduto.

Una scena di “Correggio. Ein Trauerspiel” di Adam Oehlenschläger, puzzle (c. 1850), cm 27 x 20; 4,2 x 17,5 x 15 (scatola) Rotterdam Museum, 73553. L’incisione presenta sul bordo inferiore la scritta: “Vogel [...] fe(cit)”. In basso sotto la lunga didascalia: "Nürnberg bei Riedel”.

     La didascalia lascia presumere che personaggi e trama della tragedia fossero relativamente familiari [18]:

“Il nobile, il cui cuore non era ancora corrotto, si astenne dal suo piano malvagio e ordinò a Battista di pagare ad Allegri una somma considerevole per il suo quadro. La rabbia di Battista nel vedere il suo piano sventato salì ai massimi livelli. Non solo gli pagò la somma dovuta in rame, ma assunse anche un bandito per ucciderlo lungo la strada. Mentre Battista cercava di sbarazzarsi del povero Allegri, il suo stesso figlio fu assalito dai briganti nel bosco. Stavano per ucciderlo, quando il venerabile eremita si fece avanti, mostrò loro un quadro di santa Maddalena dipinto da Allegri, e li implorò di desistere dai loro piani. Così Allegri salvò il figlio del nemico acerrimo da morte certa grazie alla sua arte”.

Claudio Franzoni

   

L'eremita Silvestro mostra la Maddalena del Correggio ai briganti, una scena di “Correggio. Ein Trauerspiel” di Adam Oehlenschläger, puzzle (c. 1850). Rotterdam Museum, 73553.
  1. Il Correggio tragedia tradotta dal danese di Oehlenschläger, Pisa, Didot, 1812.
  2. Archivio Memorie Patrie, filza 114, fascicolo III.
  3. Ugo Bellocchi, “Il Correggio”. La tragedia romantica del danese A. G. Oehlenschläger nella traduzione di Bartolomeo Benincasa, Reggio Emilia 1983.
  4. Gian Franco Torcellan, s. v. Benincasa, Bartolomeo, in Dizionario Biografico degli Italiani, 8, 1966, pp. 518-522.
  5. “The Crayon”, 2, 16 (Oct. 17, 1855), pp. 242-243; 2, 17 (Oct. 24, 1855), pp. 257-259; 2, 18 (Oct. 31, 1855), pp. 273-275; 2, 19 (Nov. 7, 1855), pp. 287-289; 2, 20 (Nov. 14, 1855), pp. 307-309; 2, 21 (Nov. 21, 1855), pp. 325-327; 2, 22 (Nov. 28, 1855), pp. 339-341; 2, 23 (Dec. 5, 1855), pp. 355-357; 2, 24 (Dec. 12, 1855), pp. 372-374; 2, 25 (Dec. 19, 1855), pp. 383-384. In una lettera del poeta danese a Johann Friedrich Cotta (1815), viene citata anche una traduzione della tragedia in svedese, cfr. Breve fra og til Adam Oehlenschläger november 1809-oktober 1829, I, Copenhagen 1953, p. 157.
  6. Breve fra og til Adam Oehlenschläger november 1809-oktober 1829, IV, 1, Copenhagen 1958, p. 12. In Danimarca un’eco dell’opera di Oehlenschläger si coglie nel breve componimento poetico – Alfieri a Correggio – pubblicato in da H.D.V. Mocenni (1765-1843) nel gennaio 1811: “Pianger m’invoglia in rimirarti, e al pianto / Torpido il ciglio schiudersi ricusa / Quando i’ t’odo parlar, miro destino! / Ben altra sorte attender ne devrieno / Tuoi merti, Antonio, e i miei; eppur che giova? / Ambo dannati siam, ambo depressi; / Né tu pittor, né tragico i’ mi sono. / Pur consoliamci, a te Michele il disse / Mal prevenuto e ritrattossi, ed io…? / Più me deprime, quei che men m’intende”. Cfr. Breve fra og til Adam Oehlenschläger … cit., IV, p. 51.
  7. Ivi, p. 34.
  8. Per Øhrgaard, Die Nachfolge Schillers? Über Oehlenschlägers Correggio und Goethe, in “Das achtzehnte Jahrhundert. Zeitschrift der Deutschen Gesellschaft für die Erforschung des achtzehnten Jahrhunderts”, 25, 2, 2001, p. 237; sull’edizione tedesca e sul rapporto con la lingua originale, cfr. A. Oehlenschlæger, Poetiske Skrifter, ed. H. Topsøe-Jensen, IV, København 1929, p. XXXIII.
  9. Breve fra og til Adam Oehlenschläger … cit., I, p. 28.
  10. Heinrich Voss, Briefe, II, Heidelberg 1834, pp. 18 e sgg.
  11. Ivi, pp. 38-39: “Die Künstler in Rom sind mit dem Correggio höchst unzufrieden. Oehlenschlägers Darstellung des von ihnen hoch gefeierten Mannes paßt nicht zu ihrem historischen Bilde; so auch nicht sein Michel Angelo und Julio Romano. Ferner sollen die Urtheile über Gemälde höchst mangelhaft und vom artistischen Gesichtspunkte aus auch falsch sein. Ich begreife sehr wohl, und glaube, Oehlenschläger hätte besser gethan, wenn er den Personen im Stücke andere Namen gegeben hätte oder tiefer in ihre Naturen eingedrungen wäre, um ein Werk zu liefern, das neben dem unendlich vielen menschlich Schönen auch den Werth historischer Genauigkeit und Wahrheit hätte wie Shakspeare’s Julius Cäsar, und überhaupt seine historischen Stücke, die einen Geschichtsforscher sogar leiten können”. Per altre prese di posizione sul Correggio, tra le altre quella decisamente positiva di August von Platen nel 1818, cfr. Breve fra og til Adam Oehlenschläger … cit., IV, pp. 161 e sgg.
  12. Ludwig Tieck, Correggio von Oehlenschläger, in “Dresdener Morgenzeitung”, 1827 (poi in Kritische Schriften. Zum ersten Male gesammelt und mit einer Vorrede herausgegeben von Ludwig Tieck, 4, Leipzig 1852, pp. 270-312).
  13. Adam Oehlenschläger, Schriften, I, Breslau 1829, pp. 147-148.
  14. Oehlenschläger, Schriften… cit., p. 148. Lo scultore danese possedette fino al 1844 la Morte del Correggio di Albert Küchler (oggi Copenaghen, Museo Thorvaldsen).
  15. “Journal für Literatur, Kunst, Luxus und Mode”, 31, Juli, (Weimar) 1816, pp. 420-421: “Ein zartes, duftiges Maleridyll! Sommerlandschaft, Schwüle, Blitzschläge dazwischen, reinere Luft, freundliches Abendroth über dem Walde, zartfühlende, derbe, und ruhig klare Menschen in Vordergrunde, in Hintergrunde flachfeine, kalte, boßhaftgemeine, herbreuige Naturen! Dieß ist das Trauerspiel Correggio”.
  16. Ivi, p. 421: “Indeß wird sich dieß Stuck mit Recht seinem Beifall auf der Bühne bei kleinen Veränderungen gewiss erwerben”.
  17. Hessisches Staatsarchiv Darmstadt, D 12, 25/31.
  18. “Correggio / Trauerspiel von Oehlenschäger (sic). Der Edelmann dessen Herz noch nicht verdorben war, stand von seinem bösen Vorhaben ab, u. befahl Battista dem Allegri eine bedeutende Summe Geld für sein Bild zu zahlen. Battistas Wuth seinen Plan vereitelt zu sehen stieg aufs höchste. Er zahlte ihm das Geld nicht nur in Kupfer aus, sondern dingte auch einen Banditen ihn auf dem Wege umzubringen. Während Battista versuchte den armen Allegri aus dem Wege zu räumen, wurde sein eigner Sohn in Walde von Räubern angefallen. Eben wollte sie ihn ermorden, als sein ehrwärdiger Eremit hervortrat, ihnen ein von Allegri gemahltes Bild, die heilige Magdalena vorstellend vorhielt u. sie bei diesen beschwur, von ihren Vorhaben abzustehen Ergriffen gehorchten die Räuber. So rettete Allegri durch seine Kunst den Sohn des Todfeindes vom gewissen Tode”.