Approfondimenti

Il Correggio “ariano” di Margherita Albana Mignaty

    Nel post precedente abbiamo incontrato un quadro attribuito al Correggio nel secondo Ottocento, in realtà derivato dal suo Giove e Ió a Vienna; nella seconda metà del XIX il quadro appartenne a Margherita Albana Mignaty (1827-1887), interessante figura di intellettuale, tanto più in quanto autrice di una monografia su Antonio Allegri.

     Nata a Corfù nel 1827, visse alcuni anni in India, al seguito dello zio, il generale inglese Frederick Adam (1781-1853), che aveva sposato una sorella della madre. Tornata in Europa, Margherita Albana sposò a Roma il pittore greco Giorgio Mignaty, con cui si trasferì a Firenze verso il 1845. Il suo diventa uno dei salotti più vivaci della città [1]: tra gli altri lo frequentano Pasquale Villari, a cui si lega sentimentalmente, e un’altra figura di spicco del contesto accademico e culturale di Firenze, Angelo De Gubernatis. Iniziato nel 1871, un altro legame culturale (e sentimentale) importante fu quello con Edouard Schuré (1841-1929), che inserirà Margherita tra le “donne ispiratrici” al centro di un suo fortunatissimo libro [2]; come scrisse Schuré, “essa fu per me la suscitatrice del Dio Ignoto; colei che nel rivelarci i profondi misteri dell’Anima ci addita il nostro proprio ideale”[3].

    Si deve a Schuré una ricca biografia di Margherita, in cui vengono ricordati i viaggi, le relazioni a livello internazionale, l’attività di scrittrice e di giornalista [4], come anche la storia del loro rapporto intellettuale e sentimentale [5]. All’interno di questa biografia viene pubblicata una foto del busto della scrittrice e saggista, eseguita dallo scultore “Gypson” (o “Gibbson”); si tratta con ogni probabilità di John Gibson (1790-1866), che certamente fu in rapporto con Margherita [6].

    Il solo elenco dei libri di cui fu autrice illustra bene il percorso culturale di Albana Mignaty. Tra i primi c’è un saggio su Dante [7], seguìto a breve distanza da quello sulla riforma musicale di Richard Wagner [8]; poco dopo, viene stampato a Londra un suo lavoro sulla storia e sulla cultura italiana dal Medioevo in poi [9]. Dieci anni più tardi, poco prima della morte, ecco invece una biografia di santa Caterina da Siena [10].

    Il saggio sul Correggio è dunque un’opera della maturità: pubblicato per la prima volta in Francia nel 1881 (e riedito nel 1885) [11], meritò alla scrittrice la cittadinanza onoraria della città emiliana [12]. Venne tradotto in Italia l’anno dopo la morte di Margherita, con una prefazione di Angelo De Gubernatis e con la cura di Giorgina Craufurd (1827-1911), moglie di Aurelio Saffi [13]: bene si spiegano così le lunghe lodi di Giuseppe Mazzini aggiunte dalla traduttrice in una nota della pagina riservata a Machiavelli in La vita e le opere del Correggio [14]. L’opera verrà poi riedita in Francia nel 1900, con il già citato profilo biografico redatto da Édouard Schuré [15].

    Il contesto culturale in cui si mosse Margherita Albana Mignaty, legato a Firenze ma aperto a sollecitazioni internazionali, è tutt’altro che omogeneo: misticismo e teosofia si mescolano a esoterismo e occultismo, combinandosi anche con marcate spinte femministe. Ecco quanto scrive Schuré:

“Platonicienne avant d’avoir lu Platon, théosophe sans le savoir, occultiste par intuition et par expérience, religieuse par l’âme et par la pensée, elle affirmait qu’on ne peut retrancher du domaine de l’investigation ni le prétendu surnaturel qui n’est que le monde des forces inconnues, ni la métaphysique qui est l’essai toujours imparfait mais toujour nécessaire d’un système de l’univers au nom de l’Idée” [16].

    Il rapporto di Albana con la sfera artistica, segnato da un questo sincretismo metafisico, è ben illustrato da un episodio riferito da Schuré: Margherita ottiene il permesso di visitare i Musei Vaticani di notte (abbiamo altre testimonianze di questa pratica nei musei europei sin dal primo Ottocento [17]); alla luce ondeggiante delle torce, le statue delle Baccanti, degli atleti, degli dèi olimpici le sembrano “fantasmi di marmo” che appaiono e scompaiono nella fitta oscurità [18].

    È in questo scenario che va letto il saggio su Correggio che, per la verità, per le prime cento pagine non parla affatto del pittore, ma di Federico II, Dante, Lorenzo de Medici, Savonarola, Machiavelli, Ariosto, Tasso, Giotto, Michelangelo, Raffaello, Leonardo, i pittori veneti.

    Quanto ad Antonio Allegri, secondo Albana Mignaty rimase sempre nella sua “oscura borgata dell’Emilia” (che però in un altro punto è una “piccola borgata assai fiorente”): “per contemplare, adorandolo, un mondo di luce e di bellezza, bastò a lui il discendere ne’ penetrali della propria anima”. E ancora: “Nel silenzio e nella solitudine della sua stanza, quest’uomo singolare giunse a risolvere con profondo intuito i più ardui problemi dello spirito umano”.

    Fin qui vengono ripresi luoghi comuni della biografia del pittore, ma la specificità dell’approccio di Albana Mignaty emerge in passi come questo:

“Per l’indipendenza e la spontaneità del suo genio, il Correggio staccandosi da tutte le idee giudaiche e romane, riannodò la tradizione cristiana alla tradizione ariana, nel carattere comune ad entrambe: cioè nel culto della Luce, simbolo della vita e dell’eterno vero, e sorgente feconda e perenne del bene. Oltre il culto della luce, vi è un altro carattere distintivo delle razze ariane, che non s’incontra nelle semitiche; quello, cioè, del rispetto per la donna nelle sue più alte qualità. Quel rispetto si è tradotto, nelle loro religioni, nel culto per la Vergine Madre” [19].

    Dietro queste affermazioni c’è l’idea che regge tutto il saggio: la grecità di Antonio Allegri, l’“alito dello Spirito Ellenico” che animerebbe la sua opera; una tesi che l’autrice aveva proposto sin dall’introduzione, quando paragonava la pittura del Correggio alla Musa di Cortona (un dipinto che non è affatto antico, ma un raffinatissimo falso del XVIII secolo) [20]. L’esaltazione della Vergine della cupola di Parma diventa poi la celebrazione della Grande Madre, la figura femminile venerata con diversi nomi e in diverse forme nelle religioni orientali, come anche in quella greca. 

Ritratto di Margherita Albana Mignaty. Correggio, Museo Civico.

    Lungo questa linea si spiega l’insistenza sulle figure femminili in relazione col Correggio, Veronica Gambara, Giovanna Piacenza, badessa del convento di San Paolo a Parma, e la stessa moglie del pittore:

“Geronima Merlini, è questo il nome della giovinetta che divenne poi sposa del Correggio, era una di quelle creature eccezionali, sensibili e fragili, che non sembrano nate a vivere e prosperare su questa terra: uno di quegli esseri che un soffio basta a far ripiegare sopra se stessi, e che aspirano tacitamente ad altra esistenza, poiché non è dato loro il trovare quaggiù né pace né soddisfazione alcuna, ma solo il tedio e lo sconforto”.

    Il tono enfatico e pseudopoetico di questi passi caratterizza tutto il volume, ma certo uno dei passi più interessanti è quello che riguarda l’arte del secondo Ottocento, e l’attacco frontale all'”orgia di realismo” (tanto più significativo se si tiene conto del fatto che il libro uscì in Francia):

“Potrà l’arte contemporanea apprendere cosa alcuna dal Correggio? Non è forse il suo Ideale troppo elevato per una generazione che sembra allontanarsi ognor più da ogni ideale per conservarsi soltanto all’analisi del così detto reale? Noi siamo nel numero di quelli che credono che se il Correggio non è stato fino ad oggi compreso e apprezzato al suo giusto valore, ei lo sarà senza dubbio nell’avvenire; da che per noi l’attuale orgia di realismo non è se non uno di que’ tristi errori che traviano gl’intelletti nei periodi di transizione. L’Umanità non ha né può avere esistenza se non nella sua tradizione idealista e ritornerà, quando che sia, a quella con più sano e più vasto intelletto del vero. Allora, ne abbiamo ferma fede, il Correggio sarà compreso e amato come uno dei più grandi e nobili geni protettori della Umanità. E il vigore e la grazia con cui egli ha saputo interpretare il sublime concetto del Vangelo, come pure l’ineffabile dolcezza di sentimento ch’egli ha trasfuso nei miti ellenici verranno più degnamente apprezzati, e ammirati quasi doni divini” [21].

    Dunque, il Correggio viene presentato come “anima solitaria, sublime veggente del suo secolo”. È proprio su questa stessa linea che, più tardi, Edouard Schuré inserirà Correggio tra i “profeti del Rinascimento” [22].

    Margherita Albana Mignaty, insomma, non fu una storica dell’arte: basti dire che si appoggia solo a testi da tempo superati (Luigi Pungileoni) e non cita neppure la monografia sull’Allegri appena pubblicata da Julius Meyer (1871). Non a caso una recensione anonima, comparsa oltretutto su una rivista curata da De Gubernatis, criticava l’autrice perché non aveva tenuto conto dei risultati della “recente critica storica” [23].

    Il mondo degli storici dell’arte non prenderà più di tanto in considerazione “la prima vera e compiuta rivelatrice del genio del Correggio” e il suo “poetico linguaggio di antica Sibilla” (sono frasi di Angelo De Gubernatis); in certi casi, come farà Corrado Ricci, Albana Mignaty verrà rimproverata di aver rispolverato vecchie favole, di perdersi in un labirinto di sentimentalismo, di compiacersi di affermazioni tanto brillanti quanto inconsistenti [24].

 

Claudio Franzoni

  1. Maria Teresa Mori, Donne che ricevono, donne che scrivono, in Una capitale europea: società, cultura, urbanistica nella Firenze post-unitaria (Atti delle giornate di studio per i 150 anni di Firenze Capitale, Archivio di Stato di Firenze, 2015), edd. Piero Marchi e Laura Lucchesi, Firenze, Consiglio regionale della Toscana, 2018, pp. 71 e 87 e sgg.
  2. Édouard Schuré, Donne inspiratrici: Matilde Wesendonk, Cosima Liszt, Margherita Albana Mignaty, Gabriella Delzant, versione sulla undicesima edizione francese, Bari, Laterza, 1930.
  3. Lucetta Scaraffia, Anna Maria Isastia, Donne ottimiste. Femminismo e associazioni borghesi nell’Otto e Novecento, Bologna, Il Mulino, 2002, p. 60.
  4. Édouard Schuré, Essai sur la vie et l’œuvre de Marguerite Albana, in Marguerite Albana, Le Corrège: sa vie et son œuvre, précédé d’un essai biographique sur Marguerita Albana par Edouard Schuré, Paris, Perrin, 1900, pp. I-LXXXIX.
  5. Ivi, p. LVIII: “J’avais suscité en elle la nature dionysiaque jusqu’alors contenue. Elle avait réveillé en moi un monde de pensées, de rôves et de désirs. Echappés d’un long sommeil, ils se précipitaient en désordre vers l’imprudente éveilleuse. Le premier besoin de l’amour lorsqu’il embrasse la gamme de l’être humain est un désir de fusion, d’oubli de soi, d’immersion dans l’autre. Ce désir qui, dans la sphère intellectuelle et spirituelle produit l’harmonie et la lumière, produit tout d’abord, dans la sphère passionnelle, un vortex chaotique, où la fête sublime de la vie semble aboutir au gouffre de la folie et de la mort”.
  6. Per una sua lettera allo scultore (c. 1860), cfr. https://www.royalacademy.org.uk/art-artists/name/margaret-albana-mignaty.
  7. An historical sketch illustrative of the life and times of Dante Alighieri with an outline of the legendary history of Hell, Purgatory and Paradise previous to the Divina Commedia, Florence, A. Bettini, 1865.
  8. Le theatre de Bayreuth et la reforme musicale de Richard Wagner, Florence, Imprimerie Galileienne, 1873.
  9. Sketches of the historical past of Italy: from the fall of the roman empire to the earliest revival of letters and arts, London, R. Bentley & son, 1876.
  10. Catherine de Sienne: sa vie et son role dans l’Italie du Quatorzième siècle, Paris, Librairie Fischbacher, 1886.
  11. Le Corrège: sa vie et son oeuvre, avec une introduction sur le développement de la culture italienne et sur le génie de la Renaissance, Paris, G. Fischbacher, 1881.
  12. Con decreto municipale del 16 maggio 1882, cfr. Schuré, Essai sur la vie et l’œuvre… cit., p. LXVI.
  13. La vita e le opere del Correggio, prima edizione italiana per cura di Giorgina Saffi, con proemio di Angelo De Gubernatis, Firenze, Münster, 1888.
  14. Ivi, pp. 33-34.
  15. Marguerite Albana, Le Corrège: sa vie et son œuvre, précédé d’un essai biographique sur Marguerita Albana par Edouard Schuré, Paris, Perrin, 1900.
  16. Schuré, Essai sur la vie et l’œuvre…, p. XLVII.
  17. Per il disegno di Benjamin Zix con la visita della corte di Napoleone al Laocoonte (nel Louvre), cfr. Laocoonte. Alle origini dei Musei Vaticani, Roma L’Erma di Bretschneider, 2006, p. 59 fig. 26.
  18. Schuré, Essai sur la vie…cit., p. XXXI: “A cette époque, l’administration du St-Siège accordait parfois à quelques privilégiés l’autorisation de faire au Vatican des visites nocturnes, à la lueur des flambeaux. Pendant le silence de minuit, on promenait des torchères allumées parmi les beaux fantômes de marbre du musée Pio Clementino. Et, çà et là, émergeaient des ténèbres les molles Bacchantes, les corps souples d’athlètes, les têtes diaphanes des Olympiens. D’un geste subit, ils apparaissaient et disparaissaient dans l’ombre épaisse, la flamme au front et comme vivants, sous la torche capricieuse. Marghérita salua avec amour les dieux de son rêve qu’elle crut reconnaître!”.
  19. La vita e le opere del Correggio… cit., pp. 133-134; cfr. anche la “grande idea ariana della Luce” (ivi, p. 3). Su questo tema della luce, cfr. Schuré, Essai sur la vie et l’œuvre…cit., p. LXV: “Beaucoup de lecteurs trouveront qu’en plaçant le Corrège au-dessus de Raphaël, de Michel-Ange et de Léonard de Vinci, Mademoiselle Albana est allée trop loin et sans doute ils auront raison. L’amour ne veut pas d’égaux à l’objet aimé et se refuse à voir ses défauts. Mais il voit aussi ses qualités mieux que personne. Certains diront encore que le développement sur l’Idée de la Lumière dans l’œuvre du Corrège est une trouvaille de génie mais que le peintre n’y a jamais pensé”.
  20. Giuseppe Pucci, Il passato prossimo. La scienza dell’antichità alle origini della cultura moderna, Roma 1993, pp. 84-85.
  21. La vita e le opere del Correggio… cit., p. 385 (si noti che i corsivi non compaiono nell’ed. del 1881).
  22. Édouard Schuré, Les Prophètes de la Renaissance. Dante; Léonard de Vinci; Raphaël; Michel-Ange; Le Corrège, Paris, Perrin 1920.
  23. “Rivista contemporanea”, 1, 1888, fasc. 5, pp. 334-335.
  24. Corrado Ricci, Antonio Allegri da Correggio. His Life, his Friends, and his Time, London, Heinemann, 1896, p. VIII: “The treasury of facts and deductions brought together by this accomplished critic did not deter Quirino Bigi, Margherita Albana Mignaty, and others, from a return to the old fables. With these they embellished their studies to such an extent that the new and valuable material at their command is lost in a maze of sentimental rhetoric. While these writers amused themselves by blowing a series of brilliant literary soap-bubbles, others were engaged in the more serious task of examining types and technical elements (…)”; v. anche p. 26: “A lady whose imposing volume on Correggio has received the honours of translation states that the artist first saw the light”.