Risonanze

Il Correggio nei quadri degli altri, 1

La fama di Correggio si misura anche così: guardando i pittori che hanno citato le sue opere e gli hanno reso un omaggio senza parole, solo per immagini. Uno di essi fu Willem van Haecht (1593-1637), un pittore fiammingo di cui restano pochissime opere, incentrate sul tema della “Kunstkamer”, la descrizione di una collezione d’arte, un genere di speciale successo nelle Fiandre agli inizi del Seicento. Del resto van Haecht fu anche il curatore della raccolta di un illustre collezionista di Anversa, Cornelis van der Geest (1555-1638).

Proprio questa collezione fa da sfondo ai due quadri di Willem van Haecht che hanno come soggetto Apelle che ritrae Pancaspe, uno a L’Aia (Mauritshuis) e l’altro in collezione privata.

L’episodio è raccontato, tra gli altri, da Plinio il Vecchio (Naturalis historia, 35, 86): Apelle, il ritrattista ufficiale della corte macedone, riceve da Alessandro Magno l’incarico di “dipingere nuda per la bellezza delle forme Pancaspe, una delle sue favorite, prediletta fra le altre”; senonché il sovrano, “essendosi accorto che lui, mentre eseguiva l’ordine, se ne era innamorato, donò a lui la donna” (trad. R. Mugellesi). L’aneddoto viene descritto in primo piano e ambientato in quello che diventa lo studio di Apelle.

Van-Haecht,-part.-2

In entrambe le versioni del dipinto, sulla parete destra della sala che ospita la raccolta di quadri e di sculture, si riconosce facilmente un’opera di Correggio: Venere e Cupido con un Satiro (quadro noto anche col nome di Giove e Antiope), oggi a Parigi, Louvre.

Nonostante le dimensioni del dipinto al Mauritshuis non siano certo enormi (cm 104,9 x 148,7), van Haecht ha riprodotto il quadro di Correggio mantenendo una sorprendente quantità di dettagli (uno per tutti, il bracciale aureo di Venere). La cosa singolare è che le tre figure non sono affatto scorciate come ci si potrebbe attendere, visto che il quadro è immaginato di lato e in alto: per restituire l’impressione della veduta obliqua van Haecht ha dovuto disegnare di scorcio la cornice e allargare la porzione con le rocce in basso e quella con gli alberi in alto.

Il quadro di Venere e Cupido con un Satiro compare anche in un’altra “Kunskamer” di van Haecht (Bute Collection, Mont Stuart). In tutti e tre i dipinti, Correggio è una delle poche eccezioni in uno scenario collezionistico dominato dalla pittura fiamminga (si riconoscono tra gli altri Quentin Metsys, Joachim Beuckelaer, Jan Brueghel il Vecchio, Peter Paul Rubens, Daniel Segers).

I tre quadri di van Haecht di cui abbiamo parlato sono databili attorno al 1630, ma in questo momento Venere e Cupido con un Satiro non si trovava affatto nella collezione di Cornelis van der Geest. Pochi anni prima l’opera era stata ceduta dai Gonzaga di Mantova (1627) ed era arrivata nella raccolta di Carlo I d’Inghilterra.

L’inventario del 1639 la descrive così: “A Mantua peece [piece] done by Antho[nio] Corrigio: item in a guilded carved frame painted uppon cloath being a sleepeing Venus and Cupid and a Satyrr by takeing up some part of Venus draperie. 3 intire figures soe bigg as the life” (Un pezzo della collezione di Mantova realizzato da Antonio Correggio: cioè in una cornice dorata e intagliata un dipinto su tela con una Venere che dorme e Cupido, e un satiro che solleva parte dell’abito di Venere. Tre figure intere grandi al naturale).

Che cosa ha visto allora Willem van Haecht? Con ogni probabilità una copia di buona qualità del dipinto correggesco, una prova dell’apprezzamento di cui godeva il quadro di Antonio Allegri all’inizio del Seicento.

Claudio Franzoni