Le incisioni
da opere di Correggio

Giorgio Ghisi

Matrimonio mistico di Santa Caterina

(1575)

Diana Scultori

Madonna della cesta

(1577). Iscrizioni: Ant. de Corrigio invent(or); Diana Mantuana incidebat. Nella parte inferiore: Mi faber est nutrix, Mater pauperrima veste Me tegit, at caelo cessat uterque labor (Il carpentiere [Giuseppe] procura il mio nutrimento, la Madre mi copre con una poverissima veste, ma nei Cieli finisce la fatica di entrambi).

Agostino Carracci

Madonna di San Girolamo

Incisione a bulino (1586). L’iscrizione in basso a destra cita l’autore e la data, infine l’editore veneziano: Aug(ustinus) Car(racci) Bonon(i)ae incidit et impressit / 1586 / Venetiis Donati Rascicotti formis. Il II Stato dell’incisione riporta una dedica di Agostino Carracci a Tiberio Delfini (1520-1602), medico di Alessandro Farnese e raffinato collezionista.

Agostino Carracci

Ecce Homo

(1587). Le iscrizioni contengono una dedica a Enrico Caetani, cardinal legato di Bologna: Ill(ustrissi)mo & r(everendissi)mo D.D(omi)no Henrico Caetano S(acrae) R(omanae) E(cclesiae) Card(inali) amplissimo Bon(oniae) Leg(at)o dicatum; la dichiarazione della paternità di Correggio, la collocazione del dipinto a Parma in casa Prati, la data, nonché l’autore dell’incisione: Ant(onius) Correg(gio) inven(it) Parmæ in aedibus Pratorum. 1587. Aug(ustinus) Car(racci) Bon(oniae) inc(idit) excu(dit). I due versi in caratteri maiuscoli sono tratti dalla Syrias di Pietro degli Angeli (Parigi 1582): Illa Dei soboles certæ dvx ille salvtis mvndi opifex nostroqve vno pro crimine passvs (“Quella progenie divina, quel sovrano e autore della sicura salvezza del mondo, che soffrì per il nostro unico crimine”).

Vincent Hubert

Incisione a bulino

In basso Hubert dedica l’incisione della “famosa Notte del celebre Correggio” al cardinale César d'Estrées (1628-1714).

Giovan Battista Vanni

Dettaglio della balaustra della cupola del duomo di Parma

(1642), acquaforte.

Francesco Bartolozzi

Maddalena leggente

(1790), incisione a bulino colorata.

Francesco Rosaspina

Camera di San Paolo, le Tre Grazie

Da Pitture di Antonio Allegri detto il Correggio, Parma 1800.

Etienne Fessard

Madonna di San Francesco

(1752), bulino e acquaforte.

Nel corso dei secoli scorsi la tecnica dell’incisione per la riproduzione di opere pittoriche ha riscosso un grande successo e anche i dipinti di Antonio Allegri sono stati più volte riprodotti facendo accrescere così la notorietà dell’artista. È stato grazie a questo mezzo che l’arte di Correggio ha avuto la possibilità di farsi conoscere in tutta Europa: in paesi fuori dall’Italia dove non si potevano ammirare direttamente le opere del pittore si ebbe però la possibilità, grazie alla diffusione di stampe, di venirne comunque in contatto.

Infatti, fino al momento in cui gran parte della collezione estense venne acquistata e passò da Modena a Dresda (1746), i principali dipinti di Correggio erano conservati in Italia, e anche in seguito in alcuni paesi, come l’Inghilterra, non vi erano opere particolarmente rilevanti da osservare. Per tali motivi, le stampe tratte dalle opere del pittore emiliano permisero una capillare diffusione della conoscenza sia della sua produzione, sia degli elementi caratterizzanti il suo stile.

La produzione di incisioni da opere di Correggio ha seguito le fasi della sua fortuna. Ad esempio, si nota che nel corso del XVI secolo sono poche le opere di Correggio riprodotte in incisioni, mentre questo fenomeno cresce notevolmente nel corso del XVII e XVIII secolo, periodo particolarmente felice per la fama del pittore.

Nel Cinquecento fra le prime stampe derivate da opere di Correggio si possono ricordare il Matrimonio mistico di Santa Caterina – dal dipinto oggi a Napoli – ad opera di Giorgio Ghisi nel 1575 e, in controparte, la Madonna della cesta – dalla tavola della National Gallery di Londra – di Diana Scultori nel 1577, entrambi incisori di origine mantovana.

Verso la fine del secolo, è invece Agostino Carracci a realizzare la prima stampa della Madonna di San Girolamo (1586), pala oggi nella Galleria Nazionale di Parma, e sempre lui, l’anno successivo realizza la stampa dell’Ecce Homo oggi a Londra, National Gallery.

Già nei primissimi anni del Seicento si nota un incremento notevole di stampe tratte da opere di Correggio. In questo periodo si continuano a realizzare molte stampe dalla Madonna di San Girolamo, quadro che diventa sempre più celebre ed apprezzato, ma anche dalla Notte, che in epoca barocca viene particolarmente ammirata per i suoi effetti luministici. Tra queste spicca il bulino di Vincent Hubert (notizie 1680-1730).

Verso la metà del secolo (1642) invece Giovan Battista Vanni realizza una serie di stampe tutte dedicate agli affreschi della cupola del Duomo di Parma, però rivolte alla raffigurazione solo di alcuni particolari o gruppi di figure, perdendo così la visione d’insieme.

Il Settecento è il secolo del maggior livello qualitativo delle stampe tratte da dipinti di Antonio Allegri. Fra le opere che nel XVIII secolo furono più riprodotte vi è la perduta Maddalena leggente, un piccolo quadro che è passato dalle collezioni degli Este a Dresda con la vendita del 1746, per poi andare distrutto durante il secondo conflitto mondiale. Il dipinto ha però goduto di una grandissima fama, forse anche per il soggetto non abituale, e per questo oggi lo possiamo conoscere grazie a un gran numero di stampe, fra cui il bulino di Jean Daullé e quello di Francesco Bartolozzi.

È però alla fine del secolo che avviene una delle campagne di stampe più rilevanti, che si protrae fino agli inizi dell’Ottocento. Infatti, è solo nel giugno del 1794, quando un gruppo di notabili e studiosi riesce ad accedere al convento di San Paolo a Parma per vedere la Camera della Badessa (fino a quel momento inaccessibile), che ci si rende definitivamente conto di essere davanti a uno dei capolavori di Correggio. Questi studiosi colsero l’occasione anche per realizzare anche un gran numero di disegni dai quali poi Giovanni Battista Bodoni (1740-1813) e Francesco Rosaspina (1780-1842), tipografo e incisore, decisero di trarre alcune incisioni per la pubblicazione di un testo che presentasse questi affreschi inedite.

Il testo, pubblicato a Parma col titolo Pitture di Antonio Allegri detto il Correggio esistenti in Parma nel monistero di San Paolo (1800), è composto da 33 incisioni di Rosaspina realizzate con una particolare tecnica con vernice molle. Nel corso dell’Ottocento è continuata una vasta produzione di stampe e fra queste vanno ricordate quelle di Paolo Toschi che, grazie a un ponteggio appositamente installato, poté realizzare le incisioni degli affreschi della cupola di San Giovanni Evangelista a Parma, confluite nel volume Di tutti gli affreschi del Correggio in Parma e quattro evangelisti del Parmigianino disegnati ed intagliati in rame da Paolo Toschi e dalla sua scuola.

Infine, è importante notare che in questa vasta produzione grafica rivestono un ruolo del tutto marginale le opere della fase giovanile dell’artista, e sarà così almeno fino all’Ottocento. Sono infatti decisamente poche le stampe che ritraggono dipinti della prima fase di attività del Correggio: ad esempio, la prima riproduzione a stampa della Madonna di San Francesco – la prima opera del pittore databile con certezza – è della metà del XVIII secolo (Bologna, Gabinetto delle stampe della Pinacoteca Nazionale, 28236). Questo dato invita quindi a riflettere come la fama e la fortuna di certe opere abbia riscontri anche nella realizzazione delle stampe e di come, viceversa, la minor fortuna di altre provochi di conseguenza la realizzazione di numeri molto esigui di riproduzioni.

(Amalia Salsi)