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opere

Ritratto di gentiluomo

già appartenuto a Lord Lee, 1525 c. olio su tela, 54 x 44 cm Collezione privata inglese Quest’opera è stata ritenuta l’autoritratto del Correggio da Riccardo Finzi (1954)
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Ritratto d’uomo con libro

1522 c. olio su carta fissata sulla tela, 50 x 43 cm Milano, Castello Sforzesco Questa singolare risoluzione pittorica dell’Allegri non si può ritenere un ritratto secondo la ferma tradizione del “ritratto italiano”. Del personaggio infatti non vediamo le pupille, non ne abbiamo alcun segno distintivo tranne il “petrarchino” (Muzzi) che sta leggendo, e l’impostazione del corpo è in movimento. Lo sfondo è esso stesso
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Correggio (?), Ritratto di medico

1513 c. olio su tela Dresda, Gemäldegalerie Alcuni autori, fra i quali recentemente Elio Monducci, ritengono che il dipinto sia autografo dell’Allegri e sia il ritratto di Giovanni Battista Lombardi. Contro questa ipotesi sta il carattere nettamente ferrarese dell’opera. A favore si dispongono gli antichi documenti (Scanelli) e la perfetta coincidenza con il dono che il Lombardi fece al suo allievo nel 1513.
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Volta della cappella funeraria del Mantegna

Particolare della medesima 1507 c. affreschi Mantova, Sant’Andrea Le otto ghiere festonate, di foglie e frutti, contornano altrettante aperture verso il cielo. Alla loro base stanno cespi di gigli e altri fiori. Questo tripudio di natura virente, che continua sull’intero incannucciato, esprime la fede gioiosa nella vita celeste. È ammesso che il Correggio abbia affrescato detta volta, in associazione con i figli del
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Sacra Famiglia con santa Elisabetta e san Giovannino

1511 c. affresco staccato, diam. 150 cm già nel pronao della basilica di Sant’Andrea in Mantova, ora al Museo Diocesano
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Deposizione di Cristo

1511 c. affresco staccato, diam. 150 cm già nel pronao della basilica di Sant’Andrea in Mantova, ora al Museo Diocesano I due tondi affrescati nelle testate dei bracci laterali del gigantesco pronao di Sant’Andrea, benché consunti dal tempo, mostrano un Correggio già forte nella declamazione, e capace di reggere alla solennità albertiana dell’eccezionale monumento. Più dolce, benché egualmente articolato, quello con
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Cartone con la testa di Maria Maddalena

1511 c. carboncino, 32,2 x 22,2 cm New York, Pierpont Morgan Library
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Matrimonio mistico di santa Caterina con i santi Francesco, Anna e Domenico

1510-11 tavola, 27,8 x 21,3 cm Washington, National Gallery of Art (Samuel H. Cress Collection) La tavoletta di Washington, considerata dal Gould il capolavoro dei quadri di piccolo formato, pone sant’Anna al centro e alla sommità del trono, esaltandone così il ruolo materno (la metterza fiorentina); e stringe con trepidezza Maria, san Francesco e san Domenico intorno al verginale matrimonio della principessa Caterin
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Matrimonio mistico di santa Caterina,con i santi Giovanni Battista, Anna e Giuseppe

1512 c. tavola, 156 x 123 cm Detroit, Institute of Arts Simile è il messaggio nella pala di Detroit (in origine certo destinata alla pietas dei fedeli in qualche piccola chiesa padana), pervaso dalla gioia della natura, con richiami veneti e dosseschi; tanto da coinvolgere quasi l’intera creazione al sigillo di quest’unione mistica.
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Commiato di Cristo dalla Madre

1513 c. tela, 87 x 77 cm Londra, National Gallery In questo gruppo di opere vogliamo considerare anche il Commiato di Cristo dalla Madre, conservato a Londra. La scena – immaginata dal pensiero popolare – si riferisce al momento nel quale Gesù lascia la bottega di Nazaret per iniziare la sua predicazione e andare incontro alla morte. Maria evidentemente intuisce questo destino e ha un drammatico colloquio col Figlio.
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