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Adorazione dei magi

Adorazione dei magi1513-14
tela, probabilmente trasferita
da tavola, 84 x 108 cm
Milano, Pinacoteca di Brera

L’Adorazione dei magi di Brera nel suo formato orizzontale ha consentito all’autore una moltitudine di proposte formali che accendono ogni tipo d’interesse. Come per quasi tutte le opere del secondo decennio non se ne conosce l’anno di esecuzione, con conseguenti diverse ipotesi in merito. Siamo vicini alla metà del decennio e possiamo essere certi di una pienezza informativa e culturale del Correggio.
La creatività del pittore qui si esplica in una complessità d’invenzioni davvero assai varie, che possiamo elencare. La dislocazione di un lunghissimo corteo ellittico che proviene dal fondo in alto a sinistra, e si snoda a occupare tutto il dipinto, ma che – si noti – riduce il numero delle figure essenziali a poche. La prospettiva centrale temeraria, nella fuga spigolosa dei gradini di uno pseudo-tempio diruto, e delle colonne interrotte. La situazione eccentrica del gruppo principale di Maria e Gesù, quasi sospinto in proiezione d’uscita, laddove la Madonna si rigira e si china per reggere alla presentazione del Bambino verso l’inaspettato prosternarsi del vecchio re mago. La potente diagonale delle figure dei tre magi, procedente dal primo a destra, avvitato nel più canonico contrapposto leonardesco.
Un altro elemento dinamico di questa vivissima composizione è il vuoto mediano, nel cui punto perfettamente centrale sta l’inusitata e temibile sagoma di un lanzichenecco, ai piedi del quale si appoggia il cane tedesco, riportato esattamente dalla stampa del Sant’Eustachio, di Dürer.
Trepido è il naturalismo diffuso nei particolari sparsi, forse ricchi di simboli (come l’edera emozionante accanto al braccio destro di Maria), mentre un vento impetuoso rameggia le fronde cresciute tra i marmi. E infine, dal fremito dello spazio fisico, sgorga l’imbuto mistico del frullare angelico, a raccordarci coi cieli.
Un capolavoro “lombardo” del Correggio, acceso dalla vampa dell’impianto cromatico e proteso linguisticamente al racconto, al colloquio vivo con l’osservatore.