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Allegoria della Virtù, o della Saggezza

Allegoria della virtù o della saggezza1531 c.
tempera grassa su tela, 149 x 88 cm
Parigi, Musée du Louvre

Generalmente si individua nella figura principale, quella che dovrebbe riassumere in sé ogni virtù, l’antica Pallade Atena (Minerva per i romani), la dea della sapienza, della verginità, della forza in battaglia, della salute (Igèa). Indossa parti di un’armatura (il pettorale, gli spallacci, gli schinieri alle gambe), ma si è tolta l’elmo, ha lasciato cadere lo scudo (che ha come epìstema il pietrificante volto della Medusa), e la sua lancia è spezzata (indizio di una battaglia già vinta). Col piede soggioga un drago; ci guarda in modo dolce e fermo; è pettinata con cura. La posa seduta e l’atteggiamento indicano che non vuole combattere, o ferire, ma piuttosto presentarsi come esempio di vita. Non manca la civetta sull’elmo, segno dei misteri sapienziali che la dea possiede. Un genio femminile aleggia sopra di lei, porgendole l’alloro e la palma, simboli congiunti del primato vittorioso della poesia sulla forza materiale. Le tre figure volanti, in alto, reggono le indicazioni della musica (armonia) e della fama celeste: i colori dei loro vestimenti e la nudità della terza portano il pensiero alla bellezza e alla purezza. L’ancella che siede alla sinistra di chi guarda, ma alla destra della dea, ha un incarnato chiarissimo; è corredata dai segnali delle quattro virtù cardinali (la serpe = prudenza; la spada = giustizia; il morso = temperanza; la pelle del leone = fortezza), e pur essendo così costellata risulta elegantissima: una delle figure più belle del Correggio. Accanto ai suoi piedi verzicano, come in altri dipinti, piantine di tarassaco: erba umile ma dalle varie virtù curative. L’ancella bruna misura con il compasso una sfera (terrestre o celeste) e indica il vastissimo paesaggio, o il cielo. Ella incarna, con una certa connotazione “orientale”, medesimamente la geometria (misura della terra) e l’astronomia, accompagnata dal suo piccolo genio afferente, che pure indica la sfera. Le due ancelle di Pallade Atena corrispondono così l’una alle virtù umane più eminenti, e l’altra alle conoscenze, o scienze, fondamentali.
Una interpretazione che riteniamo valida per questa finale allegoria figurativa è la seguente: Isabella, nelle vesti della Sapienza, presiede al convegno di ogni forza dell’intelletto e del carattere umano. Alla sua destra sta l’epìtome delle Virtù cardinali, alla sinistra quella delle Scienze; sopra di lei aleggia il patrocinio divino delle Virtù teologali – Fede, Speranza e Carità, con quest’ultima biblicamente avanzante – determinate dai relativi colori. Cosicché Isabella incoronata regge certamente la personificazione della Virtus, e anche quella – egualmente profonda e consonante – della Saggezza in tutte le sue esplicazioni.
Da notare la composizione a triangoli equilateri opposti (R. Bolognesi) che trova il punto d’incrocio delle due diagonali della tela esattamente sulla bocca della Signora trionfante.
Anche in questa composizione i vegetali hanno il loro ruolo importante: sono cosparsi sull’umido primo piano, s’agitano come rami nel vento, ma soprattutto costituiscono quella singolare esedra verzicante che si stende dietro al gruppo e che viene formata da tornite colonne di foglie, rigirate su vimini intrecciati. Siamo di fronte a una tribuna onoraria che risponde sia al simbolo della colonna (la perfezione vivente = forma e vegetale), sia al compito ideale della natura, ovvero quello di obbedire all’ordine cosciente che l’umanità dispone.
Infine il lampo cromatico tutto allegriano: l’esplosione del lume d’oro che accompagna in alto il volo encomiastico delle Virtù teologali, pronube a ogni impresa della Virtù, tutelatrici supreme della Sapienza.

Date: Novembre 13, 2013