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Compianto, ossia Deposizione

Compianto, ossia Deposizione1524-25
olio su tela, 157 x 182 cm
Parma, Galleria Nazionale

Nel Compianto Antonio Allegri – che, per quel che consta, non dipinse mai una Crocifissione – sceglie l’abbandono del corpo di Cristo, dopo lo stacco dalla croce, per significarne pienamente la morte. E quelle mani rattrappite, e quegli impressionanti occhi acquosi, dicono tutto sul Suo sacrificio. Scoppia così il pianto agitato di Giovanni e delle Marie, costipate a lato, al segno di quella mano raggiata che sfora letteralmente lo spazio. In fondo si ritrae Maddalena in un intimo spasimo sconvolto, mirando i piedi amati di Gesù (figura indimenticabile, copiatissima poi dai pittori più grandi), prima protagonista di “un rapimento spirituale in termini fisici”.
La visione in sguincio della tela ricompone l’equilibrio di tutti gli elementi, il loro rapporto proporzionale, la forte dinamicità drammatica delle figure (con la Madonna come indimenticabile protagonista) e ottiene l’emozionante risultato di far coincidere il nostro spazio – per compartecipazione viva – con quello della deposizione del Cristo morto. Per S.J. Freedberg è “il più audace atto di innovazione del Correggio”.
È il momento qui di dichiarare che le solenni raccomandazioni ai pittori, emanate circa sessant’anni dopo (1582) dal cardinale Gabriele Paleotti, come interprete del Concilio di Trento, trovino nel Correggio un perfetto precursore, tanto da credere che il Paleotti stesso abbia tratto dall’insieme delle opere dell’Allegri un’ispirazione generale e profonda. Il grandioso incipit religioso di Annibale Carracci ne darà una riprova consonante e reale.

Date: Novembre 14, 2013