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Ecce Homo

Ecce Homo1526-27
olio su tavola, 99 x 80 cm
Londra, National Gallery

Opera anch’essa ritenuta da sempre come modello magistrale per la nuova pietas della riformanda Chiesa cattolica, chiude idealmente – in senso cronologico – il ciclo più commosso che un artista del rinascimento abbia dedicato alla volontà redentrice di Gesù Salvatore. La sofferenza spasmodica dell’Uomo dei dolori non è rappresentata dalle ferite, ma dall’innocenza virginale del corpo, dalle indimenticabili mani immacolate; soprattutto dallo sguardo, concentrante tutte le invocazioni bibliche di Colui che redime con il martirio – mio popolo, che cosa ti ho fatto? perché hai preparato una croce per il tuo Salvatore? – e vorrebbe una risposta, una consolazione, una conversione.
Il Cristo implorante è serrato da due sguardi: quello del tronfio fariseo (Caifa?), certificante con sussiego la bieca punizione, e quello del soldato (l’animo semplice) al quale sfugge un lampo interrogativo davanti alla mansuetudine della vittima: il barlume del dubbio dopo la crudeltà.
L’anomala presenza di Maria, e il suo svenire affranto, è il contrasto acuto richiamato dal Correggio per portare all’apice l’intensità devozionale.
Non sarà facile dimenticare – come osserva Ekserdjian – quello slittare delle dita della Madonna sul parapetto della loggia mentre le forze la abbandonano.
Pittoricamente questa tavola propone una splendente tastiera cromatica e un movimentato gioco di ombre: Le intersezioni spaziali sono complesse, desinenti infine nel magistrale porgersi verso di noi delle mani “parlanti” di Gesù.

Date: Novembre 14, 2013