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Giuditta e la sua ancella con la testa di Oloferne

Giuditta e la sua ancella con la testa di Oloferne1510 c.
tavola, 27 x 20 cm
Strasburgo, Musée des Beaux-Arts

La tavoletta con la Giuditta si colloca come un fiore prodigioso al principio della produzione del Correggio; realmente come una tenzone personale nei confronti della pittura nordica e degli antri leonardeschi, ed è “di certo la più mirabile di tutte le sue opere iniziali” (Ekserdjian). Forse è il primo notturno autentico della pittura rinascimentale italiana: scena tragica, ravvicinata, sperimentata sulla sola luce della torcia entro la tenebra. Oltre allo sbattimento del lume il giovane pittore lavora sul contrasto tra la negritudine dell’ancella dal viso camuso e il profilo gentile dell’elegante eroina, ormai placata dall’ottenuta salvezza del suo popolo. L’apertura della bocca di Giuditta rimarca lo studio mimico diretto, e la definizione di questo profilo – acuto e inclinato – tornerà nella Madonna dell’Adorazione dei magi, di Brera, e in altre figure femminili correggesche del periodo. Osservata nell’originale è opera di incantevole bellezza. La scheda che eccezionalmente l’accompagna, accanto al posto d’onore nel Museo di Strasburgo, sottolinea come questo capolavoro anticipi di un secolo il percorso del Caravaggio.