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Madonna della cesta

1525-26
olio su tavola, 33 x 25 cm
Londra, National Gallery

Piccolo dipinto di nuovissima perfezione; colpì assai il Vasari nel 1568 che lo definì “bello a maraviglia”. Mostra la Sacra Famiglia durante l’esilio in Egitto, quando Giuseppe dovette duramente lavorare “in lignariis et viminibus” per il mantenimento dei suoi, e quando Maria s’ingegnò come donna alle necessità domestiche. La scena, assai studiata dal Correggio nei diversi piani, appare pervasa dalla dolce letizia materna nel momento della prova di alcuni panni al tenero figlio. Ma la trama mistica profonda si rivela con efficacia nelle scelte figurative.
Gesù è vero uomo, secondo l’evidenza maschile del corpo, eppure la Madre gli ha preparato un doppio vestimento in segno delle due nature, umana e divina, che egli porta in sé. La verità del destino di questo Bimbo viene espressa dal suo aprire le braccia in croce, mentre la piccola mano destra benedice col simbolo trinitario.
L’annuncio della Passione e della Redenzione si colloca, per disegno teologico, tra i due termini del lavoro umano: l’alacre pialla di san Giuseppe e la cesta ingegnosa degli strumenti sartoriali di Maria, dove le forbici paiono quasi tagliare uno stame della vita. Così la devozione del riguardante è avvolta dalla felicità di partecipazione alla vita quotidiana della Santa Famiglia, e si eleva agli alti misteri della fede.
Sul piano compositivo limpida scorre la fluenza magistrale dell’Allegri, da cui sboccia l’autenticità della vita (quel muoversi, quelle mani!), e sul piano squisitamente pittorico si noteranno le nuove preziose gamme dei grigi, che ora il Correggio privilegia.

Date: Novembre 14, 2013