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Madonna di San Girolamo, detta Il Giorno

Madonna di San Girolamo, detta Il Giorno1526-28
olio su tavola, 205 x 141 cm
Parma, Galleria Nazionale

La celebre pala – “forse il più bel dipinto che uscisse mai di mano d’uomo”, come scrisse l’Algarotti – era destinata alla cappella della famiglia Bergonzi nella chiesa di Sant’Antonio Abate, in Parma. Ottaviano Bergonzi, della famiglia materna della badessa di San Paolo, era marito di Briseide Colla. Secondo una tenace tradizione locale fu questa signora a curare i rapporti con il Correggio e a pagarlo, infine, con denaro e svariate regalìe. Il dipinto raggiunse la sua sede, dedicata canonicamente a San Girolamo, nel 1528. Per le vicende documentarie si leggano, in ogni caso, Ekserdjian e Monducci. Importante risulta la situazione della cappella nell’ambito della chiesa: si trattava infatti di un vano laterale, sul fianco destro, e la pala sarebbe stata vista dapprima parzialmente da lontano, eppoi in progressione diagonale. Dalla scelta fatta per i dipinti della cappella Del Bono in San Giovanni, già sappiamo che per il Correggio i modi di fruizione dell’osservatore erano assolutamente importanti, e a questi il pittore dedicò uno studio molto attento.
Il soggetto – non nuovo ma poco frequentato dall’iconografia ecclesiastica – fu quello della presentazione a Gesù, da parte di san Girolamo, della traduzione della Bibbia dall’ebraico al latino popolare (la cosiddetta Vulgata) in modo da ottenerne l’assenso. Una complessa e pia leggenda voleva che il santo (345 c. – 420 d.C.) nato in Dalmazia, vissuto ad Antiochia e a Roma, poi ritiratosi in Palestina con una piccola comunità, fosse invece vissuto a lungo in aspra penitenza nella Grotta di Betlemme, solo con la compagnia di un leone da lui guarito, e qui avesse atteso alla desiderata traduzione, chiestagli da papa Damaso. A tale credenza si attenne il Correggio, mostrando la possente vecchiezza di Girolamo, i capelli e la barba ispida, le sue unghie artigliate e ciuffose, e il leone compagno, anch’esso di antico pelo.
La figura del vegliardo appare per prima a chi proceda venendo da destra; è la più lontana del dipinto, e dunque – per scelta sintomatica – la più alta, quasi il pilastro visivo che capta l’attenzione, la blocca e la rigira verso il centro. Dalla testa di san Girolamo, onusta di pensiero, scende poi l’incantevole composizione che s’illumina di meraviglie e si ravvolge infine nello sfolgorante panneggio dorato di Maddalena.
Il concetto del dipinto è mistico, non storico e non realista. Vi appaiono figure di natura diversa e di età diverse, qui raccolte per un avvenimento immaginario, seppure di straordinaria significanza spirituale. La scena è dunque una evocazione! San Girolamo aveva faticato per decenni nella traduzione dei testi sacri, assistito nel travaglio da un angelo del cielo, e al termine dell’arduo compito – ormai prossimo alla morte – aveva bramato un rasserenante assenso divino. L’assistente celeste ottiene allora l’invocato incontro. Maria Vergine e il Bambino Gesù tornano così presso la Santa Grotta di Betlemme, il luogo dove iniziò la missione terrena del Cristo, per verificare e assentire alla nuova diffusione della Parola. Di qui seguiamo il pensiero compositivo del Correggio: qualcuno (il santo, o gli angeli, o l’avvertita Maddalena) ha steso una gran tenda appena fuori dalla spelonca, in modo da riparare dal sole del pieno meriggio i visitatori divini, che qui giungono in forma di umiltà. Maria siede sopra un rialzo della parete rocciosa, e Gesù è nudino!
Nel piccolo spiazzo ameno, aperto sui cieli ventilati verso le amate colline di Bismantova, è l’angelo – l’angelo meraviglioso, raggiante di una consapevole gioia – che mostra il libro, ossia il rinnovamento dei testi biblici che proviene dal rotolo (l’antica stesura) ancora stretto nella mano di Girolamo. Con estrema vivezza infantile di occhi e di gesto Gesù approva! È il momento della gioia totale. Un ampio alito di luce si stende dai monti, irrora il paesaggio e la porta urbica, illumina il lontano apostolo che esce dalla santa Gerusalemme e si pone in cammino a grandi passi, con l’unica bisaccia, verso l’intera umanità alla quale è destinata la Parola della salvezza.
Per chi giunga da destra appare convincente la frontalità fra il san Girolamo e la Madonna col Bambino. L’espediente attentissimo del Correggio diviene poi centralità complessiva, giocata su diagonali di colore, come il rosso del tendaggio che scende dall’alto e quasi avvolge il santo a sinistra, e come il serpeggiare del giallo oro unito alle luci degli incarnati, che sale dal manto della Maddalena sino allo sfolgorìo del libro e del volto dell’angelo. La composizione vive di chiasmi di forme e di ombre, movimentati, duttili e affascinanti, i quali accrescono la prensilità emozionale del momento, attraendo l’osservatore nella felicità dell’anima. L’angelo indimenticabile ne è il perno: “capace di rallegrare ogni persona”, come annota il Vasari.
La discesa scalena – che raccoglie gli alberelli piegati dal vento, la testa reclina di Girolamo, le ali e il volto efebico “che ride”, Maria con le sue mani stupende e il Gesù a cavalluccio, il volto e i capelli dolcissimi di Maddalena, la sua manica trasparente, e infine il suo piede riverso – è quasi bilanciata dal rimando tra l’affaccio del leone e il san Giovannino, che aspira il profumo del vasetto dell’unguento. Mistiche presenze, ciascuna delle quali emana il proprio simbolo potente: il leone (colui che ci guarda unificando gli spazi, come pervicace ammonitore) proclama l’onnipotenza della volontà di Dio; la Maddalena impersona il sommo amore umano verso il Verbo incarnato; il san Giovannino l’adesione soave al disegno della salvezza. Ecco, la Parola proclamata conterrà tutto questo!
L’impatto che il Giorno ha provocato su moltissimi ammiratori richiederebbe un’antologia senza fine di citazioni, in parte pubblicata meritoriamente nel volume di Eugenio Riccòmini. Appunteremo soltanto che Annibale Carracci gridò il suo entusiasmo per la figura viva di Girolamo, e che il grande El Greco, vinto dal fascino supremo della Maddalena proclamò questa “la unica figura de la Pintura” (si veda lo studio di Maddalena Spagnolo). Da parte sua Lucia Fornari Schianchi dell’angelo dice “che il Correggio gli affida tutta la sua irripetibile, emozionante poetica pittorica”

Date: Novembre 14, 2013