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Madonna di San Sebastiano

Madonna di San Sebastiano1524 c.
olio su tavola, centinata, 265 x 161 cm
Dresda, Gemäldegalerie

Fu eseguita per la confraternita di San Sebastiano in Modena, con la probabile mediazione del sodale Francesco Grillenzoni, che il Vasari ricorda come “amicissimo del Correggio” e possessore del Matrimonio mistico di santa Caterina con figura di san Sebastiano. La pala ricorda la cessazione della peste del 1523 e si lega in modo diretto alle invocazioni che la popolazione modenese rivolse a Dio in forma estrema per ottenere la fine del flagello. Tutta la composizione, che gli studiosi trovano assai movimentata, riassume così l’intensità dell’appello al cielo e lo sbocco gaudioso al momento dell’intercessione avvenuta, in grazia dei santi e di Maria, per la volontà di Gesù.
L’opera ha una forza scotente nel corpus correggesco dei dipinti mobili, giacché conclama la partecipazione autentica all’evento taumaturgico, visto nell’istante della delibera divina, ossia nel gesto concessivo e dolcissimo del Bambino. Alle grida del popolo Maria e il piccolo Gesù appaiono in una rosa angelica dal fulgore dell’empireo, e debellano la peste, mentre i tre santi intercessori diversificano la beatitudine di questo momento: san Sebastiano, ancora legato al palo del martirio con il suo stupendo corpo, si volge estasiato verso il Salvatore; san Geminiano inginocchiato, senza mitria, spalanca le braccia e significa ai suoi modenesi il rapporto vittorioso fra terra e cielo; san Rocco, sempre invocato contro le infezioni, si scopre la coscia perfettamente guarita dalle piaghe, ricordando nella posa che egli fu guarito nel sonno, secondo la tradizione.
Il piano terreno slitta verso di noi, come ben s’intende nella figura angelica inconclusa che regge il modello della città, in basso a sinistra. Così ogni riguardante è compreso nella fluida scalata verso l’alto, e i due mondi – terrestre e celeste – davvero si compenetrano senza cesure: basterà guardare quella gamba dell’angelo che trapassa la nube per rendere tattile l’invaso paradisiaco sul quieto paesaggio padano. È superata con naturalezza la buffa invenzione di Raffaello nella Madonna Sistina, collocata pochi anni prima (1513) nella non lontana Piacenza, dove l’espediente della comunicazione è dato da una gran tenda, appesa in alto con anelloni a una stanga, e aperta poi verso il santo regno.
In questa pala del Correggio è singolare, infine, l’aura di femminilità che inonda la gioia dell’istante salvifico. Vediamo come estremamente materno l’atteggiamento protagonista della Madonna, vediamo come femminili le figure angeliche pronube alla discesa della grazia, ed è senza dubbio una bimba – con scelta toccante da parte del pittore – l’assistente ancillare di Geminiano che regge la dedicatio urbis. Tale figura (la famosa “modanina del Correggio”) entusiasmò lo Scanelli e fece dire al Mengs ch’ella porta in sé tutta la grazia correggesca.
Dopo l’esperienza della cupola di San Giovanni le nubi tornano a trasfondere i cieli e la scioltezza musicale della mano del Correggio diventa suprema.

Date: Novembre 14, 2013