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Madonna in adorazione del Bambino

Madonna in adorazione del Bambino1525-26
olio su tela, 82 x 68,5 cm
Firenze, Galleria degli Uffizi

Opera comparsa nell’inventario secentesco dei Medici. La Madonna è sola, in felice adorazione del suo Bambino, che, nudo sulla paglia, rivela la sua umanità. Anche il gesto gioioso di Gesù trasmette un forte sentimento affettivo.
La qualità del dipinto è suprema: vi giocano una composizione figurativa originale e vivissima, gli affascinanti colori correggeschi, due magistrali fonti di luce, e raffinati particolari di struttura locativa, come il perfetto tronco di colonna classica (segno storico dell’avvenimento di Betlemme) e la scala marmorea collabente. Questa richiama la biblica scala del sogno di Giacobbe, la quale congiungeva la terra al cielo, ma che qui appare abbandonata e interrotta, a causa del peccato dell’umanità.
Il concetto semantico dell’invenzione iconica è racchiuso in un’antica percezione cristiana che si tramanda nella frase “Quem genuit adoravit”, adorò Colui che aveva generato. Nella terra di Reggio Emilia tale devozione era già viva, e si moltiplicherà poi, alla fine del secolo XVI, con i miracoli della Madonna della Ghiara.
Il Correggio espone il momento, esclusivamente mistico, nel quale Maria – senza alcun’altra presenza umana o angelica – riconosce e adora come Dio il suo Bambino. Ella ha steso in terra un lembo del suo mantello-velo (costantemente significante, nel colore blu, il suo essere rivestita della divinità) sul quale ha posto un mannello di grano coperto da un lino candidissimo (esplicito riferimento eucaristico e primo corporale sacrificale). Gesù, disteso su giaciglio, è posato sui gradini quasi di un altare, e qui Maria lo saluta e lo venera con gioia. Egli risponde con il gestire estremamente affettuoso del volto e delle braccia: è infatti il primo momento nel quale il Verbo Incarnato vede con i suoi occhi umani la sua Mamma.
L’infinito gaudio di questo istante instilla nel Correggio l’ispirazione al dipinto. La luce che investe Gesù e Maria, e che viene dall’alto, è divina; mentre il momento temporale è quello dei primi albori, come si vede dal cielo sullo sfondo: infatti sta iniziando il giorno. Si rivela una superna analogia biblico-teologica: il Padre genera ab aeterno il Verbo, e Maria ha generato alla natura umana il medesimo Figlio. Dice il Padre nel salmo 109: “tra santi splendori dal seno dell’aurora, come rugiada Ti ho generato”; così Maria nel principio dell’era della salvezza dà la vita umana a Gesù “come rugiada”, con stretto rimando alla verità del suo parto verginale. All’intensissima realtà teologica il Correggio aggiunge sui piani secondari il fico del peccato di Adamo, cui si contrappone la palma, simbolo finale della redenzione; mentre si staglia contro il cielo alborale la sagoma santa della fortezza davidica, la città della salvezza e della pace, la Gerusalemme Celeste.

Date: Novembre 14, 2013