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Martirio di quattro santi

Martirio di quattro santi1523 c.
olio su tela, 157 x 182 cm
Parma, Galleria Nazionale

Nell’altro dipinto la lettura del Martirio dei santi fratelli Placido, Flavia, Eutichio e Vittorino richiederebbe un giro visivo ampio e ansato – come ben disse Eugenio Battisti – partendo da destra, dalla testa mozza portata via, scendendo poi al corpo appena decollato giacente in basso, e risalendo nell’opposto angolo estremo alla spada del carnefice, poi alla ferita di san Placido, indi a quel gorgo di crudeltà-felicità del carnefice e di Flavia, che si richiude nell’estasi elevata della santa e mira, infine, all’angelo glorificante.
Straordinaria è la figura del carnefice visto da tergo, giacché l’audacia pittorica di un personaggio in primo piano, posto di spalle, coincide con l’intenzione significativa di negare dignità a un empio. Peraltro la potente rotazione “tridimensionale” di questo scherano scuote la scena, e rimarrà indimenticabile per i pittori del secondo Cinquecento.
Sullo sfondo accompagnano questi martirii – da quelli già compiuti a quelli in atto – il tumulto delle rocce, la potenza simbolica dell’albero vivo, e quella che pare l’imperiosa cascata delle acque della grazia: sbalorditiva inventio semantica, non meno che modernissima libertà pittorica.
Non si possono qui non ricordare le pagine palpitanti che Sydney J. Freedberg ha scritto sul Compianto e su questo Martirio, il cui impulso raggiunge l’estrema possibilità dell’arte di esprimere un sentimento. Ed è in queste due tele, per chiuderne la lettura stilistica, che la gamma cromatica del Correggio diventa quella – ricchissima e vibrante – che conosceremo d’ora innanzi come inconfondibilmente sua.

Date: Novembre 14, 2013