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Mirando Leonardo

Quattro SantiMadonna di AlbineaQuattro Santi, olio su tela, 221,7 x 161,9 cm
New York, The Metropolitan Museum of Art

Madonna di Albinea (copia), olio su tela, 160 x 152 cm
Parma, Galleria Nazionale

Il potente apporto vitale reso da Leonardo alle “arti del disegno” tra il XV e il XVI secolo rimane un fatto fondamentale e imprescindibile. Figura e spirito vengono a coincidere, prima di tutto nella concezione di un dipinto, indi nella composizione, nella gestualità e nell’espressione dei volti. Figura e natura sono coinvolte insieme nel messaggio, per le compresenze materiche, lo sfumato, i respiri dell’aria, il digradare delle luci e dei colori. Figura e destino, si potrebbe dire, sono – in Leonardo – la stessa cosa.
È il Leonardo, nutrito di Lombardia, che supera ogni iconicità, ogni ruolo puramente illustrativo della pittura, anche sul riscontro dell’enorme forza spirituale del Mantegna. Il Maestro di Vinci diventa un modello di confronto per il giovane Correggio, una fonte d’energia, un émpito irrorante ogni espressione interiore. Antonio riesce a “comprendere” Leonardo: non ne diventa imitatore, ma ne diviene storicamente il figlio autentico, con una nuova felicissima personalità.
Le opere che seguono vengono scelte per delineare la profonda accoglienza del messaggio di Leonardo da parte del Correggio. Nel secondo decennio del Cinquecento Antonio Lieto (come più volte si firma) deliba meditatamente le grandi novità vinciane, applicandole a un notevole gruppo di opere tra le quali – oltre a quelle qui riportate – spiccano i Quattro santi, ora a New York, la decantata ma perduta Madonna di Albinea, e altre mirabili tavole devozionali.