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Natività con i santi Giovannino ed Elisabetta

Natività con i santi Giovannino ed Elisabetta1512 c.
tavola, 77 x 99 cm
Milano, Pinacoteca di Brera

La Natività con i santi Giovannino ed Elisabetta è stata formalmente considerata un lavoro “calcolatissimo” ove confluiscono costitutivi mantovani, leonardeschi e ferraresi, sapientemente filtrati, e dove il gruppo d’alberi e lo sfondo diventano magnifica, moderna pittura.
In verità si tratta di una straordinaria proposizione teologica intorno all’Incarnazione del Verbo.
Gesù appena nato, con il suo corpo umano sta sulla terra e sta al centro della visione, ossia al centro dell’eterno disegno divino. Il suo farsi uomo avviene dum medium silentium, in quel silenzio richiesto dall’angelo seduto che rende testimoni i pastori; in quel silenzio alitato dai piccoli spiriti in volo, e dal sonno di Giuseppe, che ricorda il momento fontale della prima creazione.
Il compiacimento del Padre scende con i raggi d’oro dall’alto. Il piccolo Gesù è concentrato in un’intensa consapevolezza: giace ed è nudo, è vittima preparata, ed è pane; lo accoglie un sudario che è un corporale eucaristico, sotto il quale s’irraggia il frumento. Come l’elegante colonna jonico-eolica divide lo spazio, prossimo e infinito, così la nascita di Cristo divide la storia; e l’apparentemente incongrua presenza di santa Elisabetta e di san Giovannino significa il termine dell’Antico Testamento e la sua congiunzione con l’età della Grazia.
Raramente un dipinto del rinascimento ha raggiunto tale intensità di simbolo e di poesia pittorica