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Pietà

pietà1512 c.
tavola, 34,2 x 29,2 cm
Correggio, Museo Civico (Fondazione Il Correggio)

La Pietà è giunta recentemente a Correggio dopo un accurato restauro dovuto alla National Gallery di Washington e accompagnata da un ferrato studio di David Alan Brown. Essa faceva parte della Galleria dei Gonzaga, a Mantova, ed ebbe un lungo pellegrinare per le mani di vari celebri collezionisti, in due continenti.
Il soggetto è unico nel corpus tipologico del Correggio. Il Cristo morto è posato sulle ginocchia di Maria, seduta presso il sepolcro, contro un rialzo denso di vegetazione che è circuìto a destra da un sentiero indirizzato verso l’aperto paesaggio. Il fermento chiaroscurale e il “contrapposto” del corpo nudo del Cristo rimandano a una forte meditazione leonardesca, mentre il gruppo figurativo – di grande tenerezza, raccolto nei disciolti panneggi – richiama certamente lo schema arcaico dei nordici Vesperbilder. La confermata vicinanza alla spiritualità transalpina e l’appassionato lavoro pittorico sul tema difficile, molto raro in Italia, rendono più commosso il risultato figurativo, il quale diventa sempre più convincente all’osservazione prolungata. Poiché il castello di Correggio era “campo franco” per i duelli d’onore, e poiché le eventuali riconciliazioni avvenivano davanti a immagini del sacrificio di Cristo, si può pensare che questa singolare Pietà sia stata voluta da un forte animo femminile (Veronica Gàmbara?) e posta nella cappellina del palazzo dei Principi, prospiciente all’area dei duelli.
È notevole il fatto che se ne conoscano almeno otto copie antiche: fra queste sono preziose quella di Ludovico Carracci (Roma, Galleria Corsini), quella di Lorenzo Lotto in collezione privata a Bergamo, e la pala grande di G.C. Amidano nella chiesa del Santo Sepolcro a Parma. La piccola tavola dovette giungere abbastanza presto in questa città, ed essere oggetto di ammirata attenzione.