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Venere con Mercurio e Cupido, ossia l’Educazione di Amore

Venere con Mercurio e Cupido ossia l'Educazione di Amore1526 c.
olio su tela, 155 x 92 cm (in origine di misure più ampie)
Londra, National Gallery

La scena raggruppa strettamente tre figure della mitologia greca, coinvolte in un raro compito pedagogico. Ogni aspetto di questo dipinto ha una valenza simbolica di compiacimento culturale, riferibile al clima umanistico italiano da tempo impegnato nella dialettica sulle valenze umane e spirituali dell’amore. La tesi concettuale parte dal piccolo Eros-Cupido, posto al centro, quale numinoso fanciullo capace di colpire con le sue frecce qualunque persona e di accendere in essa un’irrefrenabile passione amorosa, spesso causa di negative conseguenze. Ed ecco la presenza della madre, nella sua prima natura di Venere celeste, divina, intelligente, provvidente, la quale – come donatrice dell’impulso erotico – deve altresì temperarlo e indirizzarlo al bene. Ella è ben conscia della irragionevolezza del piccolo figlio, dotato di poteri travolgenti, e decide di passare dalla tradizionale punizione post factum alla ben più utile educazione preventiva. Ha scelto Mercurio come insegnante, in quanto dio onnipresente, alato, portatore dei voleri di Zeus, astuto conoscitore di ogni cosa. E nella lucente tela correggesca vediamo l’avvio delle perigliose lezioni.
Venere alata, con le piume azzurre, ha tolto l’arco dalle mani di Eros e trattiene il figlioletto presso il maestro. La sua nudità è totale, magnificente, uscita dal manto purpureo; la sua posa mossa, flessa e contrapposta, è studiata magistralmente e viene vivificata dal gioco delle ombre e dalla smagliante luce sul petto. Ella ci guarda, rimarcando presso di noi l’importanza della sua decisione didattica, quasi a coinvolgerci nel monito avvertibile circa le intemperanze di Amore, e sorride compiaciuta. Mercurio è a sua volta nudo, soltanto ricinto dalla vitta azzurra, e indossa i propri attributi specifici: gli alari ai piedi, per volare, e il pètaso come copricapo, anch’esso aligero. In questi due elementi il Correggio esibisce la sua prodigiosa capacità inventiva di cesellatore e di poeta dell’oro, tanto da elevare al massimo, qui, l’ammirazione di ogni riguardante, alla pari della bellezza dei capelli aurati dell’Eros.
Mercurio introduce il dio-bambino alla lettura dei precetti che devono ordinare i sentimenti, ma Cupido tentenna, tra diligenza e impazienza, dondolandosi birbantello sulle piccole gambe, già pronte all’infantile svicolarsi. Nelle sue alucce si raccolgono i colori degli dei che lo istruiscono, ma il loro fremere già prelude, nel battito, all’abbandono dell’apprendimento e al ritorno ai liberi capricci.
Un dipinto moraleggiante e didascalico, senza dubbio, ma di respirante disincanto e felicità. Una composizione raccolta nel magnifico silenzio del bosco, rorido di cortecce, muschi e finissime erbe, ma connotato da un desiderio di cielo, come si comprende dalle varie ali qui predisposte, e dalle luci che filtrano. Una meditazione sui canoni degli affetti, ma insieme un inno alla tattilità dei corpi.

Date: Novembre 14, 2013