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Venere, Cupido e un satiro (detta un tempo Giove e Antiope)

1527-28
olio su tela, 188,5 x 125,5 cm
Parigi, Musée du Louvre

È la seconda tela che fu accolta nella casa di Nicola Maffei a Mantova, eppoi nella “celeste galeria” dei Gonzaga. Il rapporto ideistico con il dipinto precedente non risalta al primo sguardo, e tuttavia ritornano le presenze di Venere e del figlio, insieme a quel premere delle figure verso il primo piano, come se il loro terreno d’appoggio – lo annota Ekserdjian – fosse quasi sotto i nostri stessi piedi. Forse il legame concettuale risiede nell’acquetamento degli impulsi sensuali, dapprima espresso attraverso la “educazione” e ora attraverso il sonno. Ma – per intimo contrasto – in questa tela compare la concezione visiva più tumultuosa e più intrinsecamente dialettica che il Correggio abbia eseguito.
L’antinomia è palese: madre e figlio, i quali incarnano l’erotismo, si sono assopiti totalmente nudi – appena sopravvelati dall’ampio drappo azzurro – e tali appaiono non appena il satiro voglioso (forse Pan) silentemente li scopre. I loro corpi diventano così una vampa provocatoria di libido immediata, sia per l’essere boschereccio che rapido si cela il membro eccitato, sia – ed è la mira del pittore e del committente – per gli umani riguardanti. Eppure le due divinità dormono. Il loro deliquio nel regno dei sogni le pone inerti, lontane. Esse non agiscono e non parlano, cosicché la lettura semantica si sposta ai lidi concettosi, alle ambagi esegeticamente esplorabili.
Questa scena si ritiene derivata dalla descrizione di un bassorilievo sopra una fontana, ritrovabile nella Hypnerotomachia di Francesco Colonna (1499), e dalla incisione su legno che, nel medesimo libro, vuole rappresentare Madre Natura. Le idee figurative di Francesco Colonna, infatti, provenivano dalla letteratura antica o dall’osservazione di rilievi scultorei presenti in Roma, e non erano ignote al Correggio.
L’atmosfera innegabilmente lasciva inviterebbe a leggere la scena come un’allegoria delle potenze progenitrici della natura e dei piaceri dell’amore carnale. L’idea della forza terrestre onnipervasiva sembra essere il soggetto principale del dipinto. Infatti da sotto il lenzuolo, sul quale sono sdraiati Venere e Cupido, spunta una torcia accesa, le cui fiamme sono rivolte verso l’alto: simbolo dell’amore non sopito, e assai temibile. La pelle del gran leone sulla quale dormono Venere e Cupido può rappresentare, al contrario, il concetto astratto della fortezza temperante, anche perché le frecce della faretra pericolosa sono immobili, e l’arco è ben custodito dalla dea madre.
In questo modo la mentalità umanistica della concordia discors poteva trovare gli agognati e perenni argomenti del dissidio intellettuale più raffinato.
E se l’Educazione di Amore si riferiva alla fulgida dea come portatrice di alti sentimenti positivi (Venere Celeste), così questa tela affiancante – quale imprescindibile compimento di una cultura tutta rinascimentale, pienamente vissuta dal Maffei – è dedicata all’insorgere dell’eros come dono universale, egualmente offerto dalla Venere Pandemia, ossia da una potenza divina che non dimentica alcuno.
Rimane lo splendore del dipinto. Al modo del Correggio maturo la composizione è apparentemente semplice, ma in realtà estremamente complessa, continuamente ingegnata su diagonali, scorci e rimandi (si notino i giri uncinati delle braccia), e impostata per la visione dall’alto, come se noi osservatori fossimo un altro satiro! Rimane la genialità dell’invaso boschivo che raccoglie i protagonisti in un recesso umbratile, che si rivela arioso e profondo, ricchissimo di germinazioni vegetali; e non si trascurino quei funghi agognabili, cibo degli Immortali.
Rimane l’estrema felicità solare dei corpi sontuosi. La sinfonia di calore-luce del corpo di Venere sfocia nel respiro madido della bocca semiaperta, ove quasi si coglie il soffio dell’alito. E al molle Cupido, per pienezza sensuosa, l’allegro Antonio dona un sedere badiale, espanso e cosmico, come augurio spumeggiante di infinita fortuna.

Date: Novembre 14, 2013