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Correggio sì, Correggio no, 2: una Maddalena e una perizia del 1787

    “Chiunque abbia una sia pur minima esperienza in questo campo sa bene come non ci siano giudici peggiori dell’arte del passato che gli artisti, salvo rarissime eccezioni che di regola sono costituite da personalità di primo piano”. Parole di Federico Zeri, in un articolo di quasi cinquant’anni fa, che riguardava proprio il Correggio, o meglio un’Annunciazione di Lelio Orsi attribuita al Correggio [1]. Non la pensava certo così quel letterato del Cinquecento convinto invece che “le arti sarebbero felici se solo gli artisti le giudicassero” (“foelices fore artes si de iis soli artifices iudicarent”) [2].

    In quell’articolo, Federico Zeri rese nota una lunga e articolata perizia del 1679 incollata sul retro del quadro, volta a riferire appunto il dipinto ad Antonio Allegri. Secondo Zeri si trattava di un’iniziativa di tipo schiettamente commerciale, promossa da padre Sebastiano Resta con il coinvolgimento di un nutrito gruppo di pittori nel ruolo di periti. Nel descrivere questa vicenda e i suoi retroscena, Zeri metteva in evidenza i “caratteri primari” della perizia commerciale: la “condizione nomade” (la perizia cioè segue materialmente l’opera nelle sue vicende esterne); quindi l’“anonimità del ricevente” e l’“inappellabilità del verdetto”; l’ultimo dei “caratteri primari” riguarda il piano linguistico: il facile ricorso ai superlativi e, insieme, “la scelta di vocaboli desueti, di arcaismi, di squisitezze letterarie”.

    All’incirca un secolo dopo questo “archetipo”, una perizia redatta a Roma nel 1787 presenta alcuni aspetti analoghi, e alcuni decisamente differenti, a cominciare dal fatto che a una distanza di tempo relativamente breve il testo della stessa perizia venne pubblicato su tre differenti periodici, la “Gazzetta Universale” [3], il “Diario ordinario” di Roma (Chracas) [4], la “Gazzetta di Weimar”, il settimanale in lingua italiana diffuso in Germania per opera di Christian Joseph Jagemann [5].

    I periodici citati riportano in modo pressoché identico il comunicato stampa e il testo della perizia:

Roma, 12 giugno. Pervenuto al sig. Andrea Bernardi, da luogo oltremontano, un superbo quadro rappresentante la Maddalena, in tela da imperatore, opera del celebre pittore Antonio Allegri da Correggio, lo ha esposto alla vista del pubblico, per maggior comodo de’ dilettanti, nel palazzo dell’eccellentiss(ima) casa Ghigi, ove si concorrono tanto la nobiltà, che i professori, ed intendenti, restando tutti sorpresi di un’opera così rara e ben conservata, concludendosi che in Roma non vi è la simile. Il padrone di esso quadro cerca di esitarlo, qualora ne trovi a somma di cinque mila zecchini, venendo stimato più di 10. mila.

Copia della perizia

Noi sottoscritti pittori accademici di S. Luca, avendo con tutta la dovuta attenzione osservato un quadro di proprietà del sig. Andrea Bernardi della misura da imperatore per alto, figura al naturale, rappresentante la Maddalena penitente in atto di svenirsi, con un Cristo nella mano sinistra appoggiata ad un sasso con testa di morto ed un libro, stando la detta Maddalena in una grotta di campo oscuro; il tutto in tela con cornice a tre ordini d’intaglio, ovato in mezzo: lo giudichiamo et attestiamo secondo la nostra scienza, perizia e pratica di pittura esser senza verun dubbio quadro originale dipinto dal celebre Correggio. Per la verità di che abbiamo sottoscritta la presente dichiarazione. In fede ec(cetera). Roma, questo dì 23 maggio 1787.

Antonio de Maron pittore della Real Maestà l’Imperatore, ed Accademico di S. Luca [6].

Cristofano Unterpergem (sic) Accademico di S. Luca [7].

Giuseppe Cades Accademico di S. Luca [8].

Francesco Pregiado Accademico di S. Luca e direttore pell’Accademia (sic) di Pittura per la Maestà il Re di Spagna [9].

    Si tratta dunque di un caso che si distacca parzialmente dalla tipologia studiata da Zeri: qui il responso non segue l’opera, anzi in un certo senso la precede, diffusa com’è su periodici locali e internazionali. La celebrazione dell’opera in vendita adesso non viene affidata tanto ai periti (che pure si esprimono “senza verun dubbio”), ma all’anonimo redattore del comunicato stampa che parla di “un’opera così rara e ben conservata (…) che in Roma non vi è la simile”.

    Come nella perizia studiata da Zeri, gli esperti sono ancora una volta gli artisti; sarà così anche negli anni seguenti quando a Roma si infittiranno le individuazioni di opere di Antonio Allegri, ora più, ora meno probabili (uno degli episodi che avremo occasione di vedere coinvolgerà anche uno dei quattro periti del documento del 1787, il trentino Cristoforo Unterperger).

     A quanto pare un certo Andrea Bernardi, descritto come “sufficiente miniatore” dagli agenti di Lucca a Roma, acquistò il quadro in questione da un “rigattiere” (e non da un “luogo oltremontano” come sostengono i periodici) [10], e lo mise in vendita a un prezzo considerevole. Non conosciamo l’esito di questa singolare proposta di vendita, e quale fu la sorte del dipinto [11]. La descrizione abbastanza puntuale del soggetto permette però di riconoscere il dipinto posseduto da Andrea Bernardi in un’incisione, certamente posteriore, di Faustino Anderloni su disegno di Giovita Garavaglia (1790-1835) e in un’altra di Antonio Morghen [12]. Lo stesso soggetto compare anche su un’incisione di “Pietro Ghigi Romano” su disegno di “Luigi Zannettini Romano”, ma le differenze rispetto alla precedente incisione sono consistenti, a cominciare dal formato non più ovale [13].

Rosso Fiorentino, Morte di Cleopatra, c. 1530. Braunschweig, Herzog Anton Ulrich-Museum.

    Almeno dall’inizio del Seicento compaiono versioni, per così dire, cristianizzate della Cleopatra attribuita a Rosso Fiorentino oggi a Braunschweig, che a sua volta era stata più volte replicata nel corso del XVI secolo: la regina morente viene trasformata in una Maddalena penitente e in estasi. Il quadro al centro della perizia dei quattro accademici di San Luca era dunque una versione di questa Cleopatra-Maddalena, con l’esclusione della figura dell’angelo a sinistra.

Aert Mytens, Morte di Cleopatra, c. 1590. Londra, Royal Collection. Artista italiano del primo Seicento, Maddalena penitente. Collezione privata.

    Diversi decenni dopo, lo schema della Cleopatra viene riusato per una Maddalena penitente – ancora con una convintissima attribuzione al Correggio – in un quadretto su rame appartenuto a Ludwig Wilhelm Schaufuss (1833-1890), una singolare figura di entomologo e collezionista; acquistato nel 1872, viene descritto (ed esaltato) l’anno dopo dallo stesso proprietario in un opuscolo in tedesco e in inglese [14]. Alcuni anni più tardi, Schaufuss – autore tra l’altro di due monografie su Giorgione [15] – collocherà il quadretto nel vasto museo che aveva creato a Dresda intitolandolo al geografo ed esploratore Ludwig Salvator d’Asburgo Lorena (1847-1915). Il catalogo rende conto della vasta ed eterogenea collezione, orientata soprattutto sulle scienze naturali, ma comprendente anche una “sala dei dipinti” con uno spiccato carattere didattico: vi erano infatti copie e fotografie di “capolavori” della pittura conservati a Firenze, Berlino e Dresda [16]. Ma nella raccolta figuravano anche quadri acquistati da Schaufuss: tra questi – “la perla della raccolta” [17] – la Maddalena penitente pseudocorreggesca.

Claudio Franzoni

Maddalena penitente, olio su rame, cm 24,5 x 18,5 (da Schaufuss 1873).
  1. Federico Zeri, Un Lelio Orsi trasformato in Correggio, ovvero un archetipo della perizia commerciale, in Diari di lavoro 2, Torino, Einaudi, 1976, pp. 123-131: 126 (riedito in Giorno per giorno nella pittura, Torino, Allemandi, 1998, pp. 205-209).
  2. Sonia Maffei, La fama di Laocoonte nei testi del Cinquecento, in S. Settis, Laocoonte. Fama e stile, Roma 2003, p. 108. 
  3. “Gazzetta Universale o sieno notizie istoriche, politiche, di scienze, arti, agricoltura ec.”, XIV, 1787, p. 375 (Roma, 6 giugno).
  4. Chracas, Diario ordinario”, fascicolo nr. 1298, 9 giugno 1787.
  5. “Gazzetta di Weimar”, 27, 7 luglio 1787, pp. 211-212 <https://haab-digital.klassik-stiftung.de/viewer/fullscreen/1787795152_1787000100/142-143/>.
  6. Anton von Maron (1733-1808).
  7. Cristoforo Unterperger (o Unterberger, 1732-1798).
  8. Giuseppe Cades (1750-1799).
  9. Francisco Preciado de la Vega (1713-1789).
  10. Giovanni Sforza, Episodi della storia di Roma nel secolo XVIII: brani inediti dei dispacci degli agenti lucchesi presso la corte papale, in “Archivio Storico Italiano”, 1887, s. IV, 20, 162, 1887, pp. 356-451: 424: “9 giugno 1787. Un certo Andrea Bernardi, sufficiente miniatore, avendo comprato da un rigattiere due quadri per il prezzo di scudi cento; uno di questi rappresenta la Maddalena penitente, in atto di svenirsi, con un Cristo nella mano sinistra appoggiata a un sasso, con testa di morto ed un libro, stando la detta Maddalena in una grotta di campo oscuro; e fattane fare la perizia dai quattro accademici di S. Luca Antonio Maron, Cristoforo Unterpergen, Giuseppe Cades e Francesco Preziado lo hanno unanimemente giudicato quadro originale del celebre Correggio, onde dicesi che il proprietario sia in trattato di venderlo per la somma di scudi seimila”.
  11. Nel suo Correggio. Bibliografia (1934), Silvia De Vito Battaglia (nr. 336: Une résurrection artistique. La Madeleine en extase du Corrège, Florence, Galletti& Cocci 1885 [Una resurrezione artistica. La Maddalena in estasi di Correggio, Firenze, Galletti& Cocci 1887]) collega la perizia del 1787 con un’altra Maddalena attribuita al Correggio di proprietà di Margherita Albana Mignaty a Firenze, ma certamente si tratta di due opere diverse.
  12. L’incisione non è citata in Pietro Carpanelli, Elogio di Giovita Garavaglia incisore: letto il giorno 31 di agosto 1840, Pavia, Bizzoni 1840. Cfr. Daniela Dagli Esposti, in M. Mussini (ed.), Correggio tradotto: fortuna di Antonio Allegri nella stampa di riproduzioni fra Cinquecento e Ottocento, Milano 1995, nr. 592; Maria Teresa Alberici, ivi, nr. 591. Cfr. inoltre Julius Meyer, Correggio, Leipzig 1871, nrr. 612-615.
  13. Daniela Dagli Esposti, in Mussini, Correggio tradotto… cit., nr. 593, e cfr. anche le incisioni ai nrr. 594-595.
  14. Ludwig Wilhelm Schaufuss, Correggio’s Dreaming Magdalene. Correggio’s träumende Magdalena, Dresden Conrad Weiske, 1873. Sul personaggio, cfr. s.v. Ludwig Wilhelm Schaufuß, in Sächsische Biografie <https://saebi.isgv.de/biografie/Ludwig_Wilhelm_Schaufuß_%281833-1890%29/>.
  1. Zur Beurtheilung der Gemälde Giorgione’s, Dresden, Weiske 1874; Giorgione’s Werke: unter Berücksichtigung der neuesten Forschungen von Crowe und Cavalcaselle, Jordan und Lermolieff, Leipzig, Weigel, 1884.
  2. Nunquam otiosus. Mittheilungen aus den Museum Ludwig Salvator, Ober Blasewitz bei Dresden 1879.
  3. Ibidem, pp. XXIV-XXV.