Un’altra pagina della leggenda di Correggio

Le immagini hanno una vita propria, ma fino a un certo punto: quando si tratta di illustrazioni librarie non si può fare a meno di verificare e interrogare anche il testo che esse commentano. Purtroppo è quanto non riusciamo a fare per un’incisione di Johann Conrad Krüger (1733-1791), nota a quanto pare in pochi esemplari [1]. Il disegno è di Berhard Rode (1725-1797), pittore, incisore e illustratore pienamente inserito nella vita intellettuale della Berlino di pieno Settecento [2].
La didascalia in basso spiega che questo è il momento in cui il Correggio “riconosce la propria grandezza come pittore”: a sinistra una tavolozza, pennelli e – frequente nell’iconografia degli artisti – l’asta appoggiamano; al centro Antonio in piedi che con la destra allude al quadro posato a terra, mentre con l’altra mano indica se stesso.

Alle spalle del pittore, posata su un cavalletto, si riconosce (anche se in controparte) la Madonna di San Girolamo di Antonio Allegri, allora come oggi a Parma; inutile ricordare che il dipinto nel Settecento gode di una fama straordinaria. Altrettanto in controparte, davanti al Correggio, vediamo la Sacra Famiglia di Francesco I di Raffaello.

Del tutto isolata com’è dal testo che doveva illustrare, cogliamo solo in parte il senso della scena, ma non c’è dubbio che essa vada collegata al famoso aneddoto apocrifo dell’“Anch’io son pittore!”: davanti alla bellezza di un quadro di Raffaello, il giovane Antonio avrebbe reagito esclamando quella frase per rivendicare la propria bravura e affermare la propria personalità di artista. Non si conta il numero delle citazioni dell’esclamazione attribuita al Correggio sia all’interno che all’esterno dell’ambito della storia dell’arte tra Settecento e Novecento; l’esempio più autorevole in questo senso è la presenza dell’aneddoto, ormai in veste proverbiale, in De l’Esprit des Lois di Montesquieu (1748).


A fronte del successo dell’aneddoto, resta ancora da scoprirne l’origine: agli inizi dell’Ottocento Luigi Pungileoni l’attribuiva a padre Sebastiano Resta (1635-1714), senza fornirne prove. Finora l’attestazione più antica, non certo la prima, si trova in Roger de Piles: “La rénommée de Raphaël donna envie au Correge de voir Rome; il y considéra attentivement les tableaux de ce grand peintre, & le long silence qu’il avoit gardé en le voyant fut interrompu par ce mots, Anchio (sic) son pittore. Encore suis-je peintre” [3].
A quanto pare, dipende invece da un’altra versione Urbain Chevreau, il commentatore delle poesie di François Malherbe in un’edizione del 1723; qui si racconta che Correggio voleva vedere a tutti i costi un quadro celebre di Raffaello e che davanti ad esso esclamò, dopo averlo ben studiato: “Veramente questo è bene” e poco dopo “Questo è bene”; e poi, giratosi verso i presenti: “Ma son pittor anche mi!” [4].
L’originalità dell’incisione di Rode e Krüger consiste nella scelta dell’opera che provoca la reazione orgogliosa del pittore emiliano: mentre la versione più diffusa ambienta l’aneddoto a Bologna dinanzi alla Santa Cecilia di Raffaello, dunque in un contesto geografico verosimile, Rode sceglie un dipinto tutto sommato meno celebre e inatteso, visto che in Germania la fama del pittore di Urbino era soprattutto legata alla Madonna Sistina di Dresda.
Claudio Franzoni
NOTE
- https://www.britishmuseum.org/collection/object/P_1983-U-2882; Archive des Kantons Schwyz, Staatsarchiv Schwyz, Graphische Sammlung SG.CII.6284 (https://query.staatsarchiv.sz.ch/detail.aspx?id=319145). L’incisione è nota anche a Julius Meyer (cfr. Correggio, Leipzig, Engelmann 1871, p. 455, nr. 37).
- https://www.deutsche-biographie.de/11896710X.html?language=en#ndbcontent
- Roger de Piles,Abrégé de la vie des peintres (…), Paris, chez Charles de Sercy, 1699, p. 298. Questo passo è riportato nell’antologia curata da Valter Pratissoli,La ricerca di notizie biografiche su Antonio Allegri tra Sei e Settecento. Parte prima, in La ricerca storica locale (XVIII Giornata di studi della Società di Studi Storici), Correggio 2025, p. 129.
- François Malherbe, Les œuvres, avec les observations de m.r Ménage, et les remarques de. m.r Chevreau sur les poesies, I, Paris, les Freres Barbou 1723, p. 392. Sull’aneddoto, cfr. il mio “Correggiescity”: appunti sulla ricezione di Correggio tra Seicento e primo Ottocento, in “Taccuini d’arte”, 9, 2016, pp. 40-41.




